Visualizzazione post con etichetta Libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Libri. Mostra tutti i post

domenica 5 febbraio 2012

Leggere Lolita a Teheran - Azar Nafisi


Aveva fatto tutto ciò che era in suo potere per convincermi a partire, eppure quando si era accorto che me ne andavo sul serio, che alla fine era tutto deciso, non era felice per me. Forse era deluso. O forse pensava che la mia partenza fosse una specie di giudizio su chi mi lasciavo alle spalle.


Credo che prima di tutto questo libro sia un libro scritto da una lettrice per altri lettori. Questo emerge dalla voglia, dall'invito alla lettura che ti lascia pagina dopo pagina dove la critica dei libri si unisce al romanzo "Leggere Lolita a Teheran". Purtroppo non sono molto ferrato in critica letteraria ed è per questo che non sono riuscito a cogliere a pieno le intuizioni brillanti che sono celate nelle ricostruzioni del seminario tenuto dalla stessa professoressa Nafisi ogni giovedì mattina nel suo appartamento di Teheran. Quello che ho colto e che ho apprezzato è la capacità di sovrapposizione di stilemi letterari diversi alla realtà della Repubblica islamica che accresceva la sua brutalità e repressione di giorno in giorno, di pagina in pagina. Questo è anche un libro molto femminile che però può servire a noi uomini a capire come le differenze di gender, soprattutto in certi contesti, possano realmente fare la differenza tra una vita normale e una sorta d'inferno quotidiano. Infatti quello che a mio parere traspare dal romanzo documentario della Nafisi è come nel contesto iraniano per un uomo, seppur con i suoi valori e la sua fermezza, l'adattamento era ed è una questione molto più semplice e alla portata di quanto non lo possa essere per le donne la cui stessa identità e personalità è stata annullata travalicando i confini del politico e sbarcando nel campo semantico di quello che fa di noi persone. Paradossalmente divertente la contraddizione in cui cadono religiosi e sedicenti tali, che a causa della loro autorità riescono a imporre la superiorità formale dell'uomo, ma che poi sono terribilmente imbarazzati e pudici da non riuscire a sostenere un contatto d'occhi con una donna arrivando quasi a impazzire per una ciocca di capelli fuori posto o una traccia d'ombretto sugl'occhi, spesso reagendo a ciò con violenza e spropositatezza.
Inoltre come già detto il libro è anche un documentario e unitamente una condanna, diventando così un romanzo i cui protagonisti, al di là della Nafisi, rischiano di scomparire per diventare le studentesse e gli studenti iraniani, per diventare l'intelligentia iraniana, per diventare infine la voce di tutto un Iran che dice no alla Repubblica Islamica.
Infine il NO che la Nafisi riesce a dire è partire, decisione travagliata, ma alla fine subitanea. Partire come unica risposta alla realtà. Questo dilemma è quello che mi ha coinvolto anche a me direttamente e qui anche io azzardo un parallelismo con me. Sicuramente né io né voi (chi sarete poi? nessuno) viviamo in una situazione analoga all'Iran, ma a volte penso come vivere in paese così frustrante come il nostro fatto di burocrazia, favoritismi e conoscenze dove mi sento immobile a un passo dal mio futuro che sembra non poter arrivare mai. Andarsene altrove anche qui potrebbe essere la soluzione, ma è anche vero che un paese vuoto rimarrebbe il paese di chi nel nero ci vive bene e che anzi lo coltiva a suo piacimento. Andarsene più che un giudizio sugli altri è forse più un giudizio su noi stessi.

domenica 2 ottobre 2011

Acciaio - Silvia Avallone


"Ragazze magre e slanciate, che poco importa cosa combineranno nella vita, perché nell'istante giusto dell'adolescenze sono lì: al centro della pista, nel pieno della festa, sotto i riflettori. E' un istante impagabile di gloria".

Acciaio è la storia di due amiche quasi quattordicenni che vivono in una immaginaria via di Piombino: via Stalingrado. In via Stalingrado ci sono solo palazzoni popolari inframmezzati da cortili e piazzette interne: cuore pulsante delle chiacchere delle signore, dei giochi dei bambini, dei primi amori adolescenziali e dello spaccio e dell'inerzia di chi tira a campare.
Dopo un inizio accattivante tra l'erotico e l'incestuoso, dove il padre/padrone di Francesca - una delle due protagoniste - spia la figlia dal balcone scrutandone i cambiamenti fisici che la fine della pubertà sta facendo esplodere nel suo corpo e in quello della sua amica Anna, il libro s'inerpica in una buona storia che non riesce, a mio vedere, a spiccare il volo: nonostante presunti colpi di scena e spalancamenti di bocca.
Anna e Francesca nonostante l'ambiente in cui vivono sono supposte di una maturità e di una profondità di pensiero stucchevole che le porta a recitare a pappagallo il pensiero e l'idea dell'autrice. L'Avallone è brava a rendercele vere, ma i suoi sforzi si vanificano nell'arzigogolo da romanzo verista che caratterizza certe fasi e frasi del romanzo. Capiamoci, mi è piaciuta l'idea dell'ambientazione, della rappresentazione di un milieu operaio che sta lentamente scomparendo sia dalle finestre dei media, appannate da veline e romanzi d'appendice, sia dalle nostre vite tout court, ma a volte le vite e i pensieri dei personaggi, che rimangono comunque utili ed efficienti alla definizione del romanzo e della storia, paiono arrancare nell'eccessiva caricatura che l'autrice ne fa.
L'aspetto migliore che mi è rimasto del romanzo e che mi ha dato da riflettere è la meravigliosa contraddizione tra l'effimero eppure eterno momento dell'adolescenza: quando non importa cosa sarai, ma chi sei in quel momento quando quello che conta è stare sulla battigia a giocare a pallavolo o al centro del pattinodromo la sera di Ferragosto.

lunedì 27 luglio 2009

L'empatia del lettore e possibili parallelismi tra Delitto e Castigo e Lolita



Il caldo estivo fa delirare anche le menti più sane, quindi anche la mia già di per se predisposta alla vanagloria. Tormentato dunque dalle alte temperature rifuggo negli spasmi del mio blog prima di andarmi a tuffare in un mare che mi ha accolto agitato e ventoso.
A qualche mese di distanza - dopo Delitto e Castigo - ho letto Lolita di Vladimir Nabokov, ecco questo post vorrebbe ragionare su un parallelismo - pressoché inesistente - tra le figure dei due protagonisti centrali di questi due romanzi: Raskolnikov e Humbert Humbert.
Tutto parte dalla discussione avuta con una fan di Delitto e Castigo che definiva lo stesso come un romanzo plagiante, nel senso che Dostoevskij ci porta quasi a farci giustificare ed apprezzare il suo Raskolnikov, per quanto nonviolenti ed inani possano essere i suoi lettori. Effettivamente pagina dopo pagina è come se il lettore subisse un inconscio mutamento della percezione che ha del protagonista e parallelamente della percezione che ha di se stesso, più l'autore ci coinvolge nella mente di Raskolnikov, più assistiamo ai suoi deliri più ci sembra che non si sarebbe potuto agire diversamente. Interessante è anche notare come il personaggio caratterizzato essenzialmente come il buono di Delitto e Castigo - Razumichin - identico in tutto e per tutto -nella condizione - a Raskolnikov, nonostante capisca il fardello che preme sulla coscienza del suo ex compagno di studi, faccia di tutto per aiutare lui e la sua famiglia, nonostante lui non lo condivida. Forse è anche per questo che può capitare di immedesimarsi in Razumichin, noi - anche non essendolo - ci sentiamo buoni, ma non possiamo fare a meno di provare una certa empatia per Raskolnikov quando ci espone in maniera così perfetta le sue teorie sui pidocchi della società o sui morti delle battaglie napoleoniche - di cui nessuno si sogna di accusare il generale francese.
A me pare che lo stesso avvenga in Lolita. Tutti sappiamo che quello che si sta delineando è una relazione morbosa, un continuo stupro e abuso di una ragazzetta che all'inizio del romanzo ha solo dodici anni, ma è come se Humbert ci conquistasse con la sua poesia, con i suoi francesismi e i suoi soprannomi scanzonati: tutto ci sembra prescindibile tutto ci sembra un atto d'amore nei confronti della sua Lo; quanto invece è solo la deviazianza di chi ha subito un grosso trauma erotico/esistenziale (questa forse me la potevo risparmaire) durante la sua pubertà. Qui si vede l'astuzia di Nabokov: per l'intero romanzo egli non lascia che intravedere i punti di vista del mondo circostante, lasciandoci persuadere lentamente dalla visione onnicomprensiva del patetico amore di Humbert.
Un altro punto in comune passa (sempre per me ed il caldo estivo) per la redenzione dei due personaggi. Tutti e due avvenuti dopo una punizione. Raskolnikov, nonostante le sue idee cerca il suo Castigo per assurgere a vita nuova. La mia fan (di Delitto e Castigo - non di me Peppe) si lamentava della errata traduzione del titolo in italiano - prestuplenie y nakazavie si dovrebbe infatti tradurre crimine e punizione - ma io obbiettavo che è come se in italiano si esplicitasse in maniera maggiore il livello interno del percorso raskolinkoviano. Più il lettore si convince e più Raskolnikov delira, più il senso di colpa lo divora e inconsciamente gli incomincia a mancare l'iniziale sangue freddo quasi come se il protagonista si volesse gettare tra le braccia di Porfirij (l'ispettore di polizia) per poter finalmente espiare la sua colpa in modo da iniziare a vivere insieme alla sua Sonecka - scelta per di più tra quelli che si potrebbero benissimo identificare con coloro che lui definisce i pidocchi della società. Raskolnikov ha bisogno dell'espiazione formale della legge per completare il suo percorso.
Contrariamente Humbert è pianificatore, lui rifugge dalla polizia e istruisce per bene la sua scimmietta. La sua espiazione passa per un processo esterno legato in tutto e per tutto al tempo e a Lolita. Dolores era - infatti - sin dall'inizio "condannata" ad uscire dalla sua condizione di ninfetta, e Humbert ne era consapevole e spaventato; quello che non sapeva era che la sua Lo sarebbe stata la chiave della sua guarigione, Humbert riesce finalmente a possedere la sua ninfetta, e Lolita fa le veci di quello che non riuscì - in maniera del tutto sana - a raggiungere con la sua Annabel in quell'estate sulla Costa Azzurra. Humbert infine riesce a smettere di amare la Lolita ninfetta e comincia ad amare Dolores. La sua punizione in questo caso è il distacco, è la fuga di Lolita con l'impenitente drammaturgo. Sono questi anni di mancanza che fanno crescere in Humbert la consapevolezza che potrebbe amare Lolita al di la della sua età, e difatti Nabokov ce ne da la conferma quando al momento del ricongiungimento, Humbert nonostante trovi il suo amore sfiorito della pubescenza che tanto lo aveva attratto e addirittura incinta le propone di andare a vivere insieme e capisce di amarla per quello che era.
Mi sembra di aver sprecato già abbastanza lettere per un post che è solo frutto del caldo e che purtroppo - a causa delle mie mancanze pedagogiche - resterà destinato solo a chi a letto entrambi i libri. Credo infine di aver sbagliato molti tra nomi e situazioni ma il tutto è stato scritto senza l'ausilio dei testi e di una connessione internet che mi aiuta spesso a correggere la mia memoria. Ora mare, poi pranzo e infine pisolino salmastro.

lunedì 26 maggio 2008

La Questua


IL 15 maggio appena trascorso è uscito, per Feltrinelli, nelle librerie di tutta Italia l'ultima fatica giornalistica del redattore di Repubblica Curzio Maltese intitolato "la Questua". Un' inchiesta che cerca di portare a galla numeri e documenti sulle cifre e le rendite facenti riferimento alla Chiesa Cattolica. Posto l'uscita di questo libro in quanto spero che tramite questo misero blog possa trovare risalto anche in altre "teste" quest'inchiesta lasciata totalmente al di fuori dei grandi circoli pubblicitari e mediatici e di cui io stesso sono venuto a conoscenza tramite l'ascolto di Radio Radicale. Considerando che ancora non ho letto il libro vi posto il link con la descrizione sul sito della casa editrice.

Vai alla descrizione