giovedì 9 aprile 2009

Rinnovamenti








"Sento che la ruota della fortuna sta girando - credo che tra un po' mi schiaccerà"







lunedì 6 aprile 2009

A fortiori

Ancora ripensava agli anni passati tra il suo appartamento nel ghetto e la sede del partito. Tra l'inazione e le parole, con cui costruiva meravigliose impalcature e su cui poggiava ogni sua spiegazione. A quei tempi la Spagna sembrava solo un posto vagamente esotico dove la gente si prendeva un po' troppo sul serio e comunque un posto troppo lontano da Varsavia, per perdervi la vita. Eppure se ne era parlato ovunque, coi compagni, coi colleghi - alcuni di loro erano addirittura andati a sparare ai fascisti. Lui, dal canto suo, si accontentava di sparare sentenze sulle sovrastrutture politiche e gli intrecci economici che facevano si che questa fosse solo una farsa di gente dal sangue mediterraneo, e che loro, grazie ai compagni russi, non avrebbero avuto nulla da temere. Il tempo passava, ma al giovane Shlomo l'idea di combattere per qualcosa di così intangibile, di combattere per un'idea – per quanto la si potesse condividere – sembrava qualcosa di così immaturo, da non volersi compromettere, rimanendo lasso sull'amaca delle sue proposizioni. Anni dopo in treno, gli ritornò in mente la diatriba di quei tempi, e di nuovo si arrovellò, ma con spirito nuovo, si chiedeva come sarebbe stato morire per la sua idea, cosa avranno provato i suoi compagni nel farlo e l'esperienza delle trincee, la prima linea contro un nemico chiaro ed identificabile. Pensava ancora a questo quando giunse a Birkenau.



Si ringrazia Stefano B. alias Winston Smith per l'idea (vedi New Alexandria sulla barra dei siti amici)

sabato 21 marzo 2009

De pulchritudine

E' già passata una settimana da quando disorientato nel cortile di una corte ne corteggiavo il miracolo. Gira e rigira mi sono ritrovato a testa in giù con il mio pard sardo a parlare della bellezza e del suo rapporto con l'Onnipotente. Mi chiedevo e chiedevo: ma se Dio esiste come può esistere la bellezza? Ecco, pensavo cercando di rispondermi, molti - cercando di provare l'inesistenza di Dio - sottolineano la presenza nel mondo di guerre, carestie etc. etc. ma queste sono, a mio parere, da attribuire all'inesistenza di Uomini, arrivo pure a comprendere la giustificazione clericale massima: il libero aribitrio - anche se a me l'arbitro sembra un po' venduto -
Dicevo, la bellezza è la prima e forse unica lotteria naturale che ti segna da quando vieni concepito, la combinazione dei tuoi geni, dall'istante della fecondazione, segna in bene o in male la tua vita. Io parto da una considerazione elementare e cioè :"il bello piace, il brutto no". Quello che dico può forse risultare come limitante riguardo a quello che può poi essere la persona tout court, ma la bellezza o la bruttezza riguardano tutti gli ambiti della nostra vita. E' anche ovvio che ci sono ambiti in cui la bellezza non è determinante, ma resta a mio parere quel quid che ti apre le porte della felicità di ogni giorno. Cerco di spiegarmi: io non mi reputo né bello né brutto, e ho un rapporto molto ironico con la mia immagine allo specchio, ma diciamo che questo atteggiamento è il frutto di attente riflessioni che mi hanno fatto maturare. Pensate cosa può essere lo specchio tutte le mattine per un brutto vero, oggettivo, il mondo deve sembrare e sembra un regno governato da una elite di belli da cui tu sarai sempre escluso per colpa di nessuno o al massimo dei tuoi genitori che ti hanno fatto brutto. Un altro aspetto fondamentale è la vita di relazione, se siete brutti starete con un brutto a meno che un bello non vi scelga e non c'è altra soluzione di sorta.
Quindi oh mio caro e buon Dio, so di essere magari un po' manicheista (anche se sei tu ad averci suddivisi così) e che in fondo la vita ha infinite scale cromatiche, ma come negare quello che ho appena esposto in questo post assurdo e inutile come una bella ad un concorso di bruttezza (che tra l'altro finirebbe per vincere - in quanto nessun vero brutto vorrebbe vincere il concorso che lo consacra come tale - rimanendo pur sempre sicura della sua bellezza). Come credere che distribuisci occhi verdi e glaucomi con la stessa facilità e spensieratezza con cui io butto giù una Ichnusa insieme al suddetto pard. Forse scrivo questo perché non sono talmente maturo e vorrei essere bello.

mercoledì 11 marzo 2009

Galleria delle Parole


a chi lo sa,
sperando nella nostra conversazione



"L'amore è sempre stato di bocca buona riguardo ai suoi primi alimenti. Le prime conversazioni dell'amore assomigliano agli omogeneizzati dei bambini. Non importano gli ingredienti, tanto è di altro che si parla. L'amore sfida le leggi della dietetica, si nutre di tutto e un niente lo nutre. Si son viste autentiche passioni nascere da conversazioni così povere di proteine da reggersi a stento in piedi."



Daniel Pennac - Signor Malaussène



lunedì 16 febbraio 2009

Memoria ad hoc

Eccomi dopo un po' a parlare di politica, forse la lunga diserzione, forse il quadro confusionario del post, faranno si che il tutto risulti un po' boulversé. Il 10 di questo mese si è celebrato il giorno della memoria delle vittime delle foibe, giornata giusta e doverosa, come quella subito precedente del 27 gennaio per le vittime dell'olocausto nazista. Diciamo che per prima cosa è particolare questa vicinanza di date, così uguale nella tragica sostanza umana, così differente sotto la côté politica dell'avvenimento. Il ricordo e la memoria, difatti, come tutte le problematiche in Italia (vedi caso Englaro), subiscono purtroppo, la schiacciante e omnicomprensiva longa manus della politica. La giornata del 10 febbraio sembra ormai impregnata di una sorta di revanscismo da parte di una destra che non sopporta di essere additata come l'unica erede di una storia caratterizzata dall'atrocità dei suoi atti; infatti in questo giorno si vedono tutti questi individui scagliarsi con veemenza contro comunisti di ieri e di oggi, finalmente anche loro eredi di un passato sconveniente, leggi crudele e orrendo. In questo modo, attraverso le strumentalizzazioni di queste giornate, le temporanee incarnazioni del bene mirano ad una sorta di autolegittimazione ex-post del tutto sterile e fuorviante, in cui la memoria viene utilizzata per giustificare il presente. Di questo passo, temo, si andrà in contro alla sciagurata ipotesi che esisteranno - a seconda della parte dalle quali le si guarda - stragi da giustificare e altre da condannare - e quindi ricordare. -
La domanda, in conclusione è, fino a quando la storia sarà letta sotto la lente miope della politica? Fino a quando, avremo una classe politica che per partito preso non festeggia il 25 Aprile, in quanto di sinistra? Non sarebbe meglio utilizzare la memoria come monito, affinché ciò che è accaduto non accada mai più?

mercoledì 21 gennaio 2009

la physique de mon nom

Se mi chiami per nome

è pioggia

che scende dagli alberi

quando ormai

non piove più

martedì 20 gennaio 2009

Foutaise - Uno Diviso Due Fa Uno

Cazzo di sigarette che mi sono fumato oggi!!! Beh domani si va in scena, è il giorno della farsa. – Il giorno dopo – Si, d'accordo, c'erano state delle variazioni sul tema, ma in fin dei conti il risultato era pur sempre il medesimo... Hai frainteso!!! Io credo nell'amicizia tra uomo e donna - del resto dietro ogni farsa si cela sempre una tragedia... - e viceversa. Si era quindi al giorno successivo – L'amicizia – La scena era grottesca, lei si esponeva come un manichino, ai miei occhi e alle mie critiche vendicative e false, la luce blu del loggione la incorniciava e tutti i miei sforzi s'infrangevano appena la mia razionalità cozzava sulle sue labbra. Lei incorniciata dalla luce ed io dalle sue parole del giorno prima, disteso verticalmente alla parete - pur di non starle vicino - che piangevo sul latte versato. I pensieri s'incrociavano, ma mai i nostri sguardi tesi, io pensavo a lei e lei pensava ad un lui che non ero io, così anche durante il tormentone amoroso, che fu la giusta punizione per espiare la mia idiozia. Uscimmo e non parlammo, restammo pochi istanti soli, e fuggivamo immobili dall'umido imbarazzo che, denso come la nebbia, non ci restituiva che le immagini distorte dei nostri ruoli ufficiali - gli amici. Ora sono lontano da lei e la cosa più straziante, oltre al non aver capito - e a non aver ricevuto nessuna caffettiera dopo tutti i due presi (pensavo ci fosse una raccolta che superato un certo tot ti davano un premio, tipo conad insomma…) - è il fatto che io sono qui che rimugino, e lei, come quel giorno a teatro, continua a farlo per altri. Questa sperequazione del dolore è ingiusta, naturalmente lei è assente di colpa e di sentimenti, come tra poco lo diverrò io - anaffettivo, questa credo sia la parola - ma anche lei dovrebbe pensare a me e pensare che magari io non sto tanto bene, quando le sorrido e quando lei ride alle mie battute e quando gioco a fare l'adulto disinteressato, è perché prima ho passato tre ore, a letto, a fare l'adolescente addolorato.

sabato 17 gennaio 2009

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Gigi Proietti recita la poesia "Il Lonfo" la più nota delle poesie metasemantiche di Fosco Maraini, etnologo, poeta e molto altro, padre della più famosa scrittrice Dacia. In questa poesia il gusto della parola e del suo suono sono esaltati, con la recitazione e la mimica ineguagliabile di Proietti, inoltre, tutto si contorna di una velatura d'ilarità ed il pubblico si ritrova a ridere anche non capendo bene cosa l'attore stia recitando. In basso, il testo integrale della poesia ed i link di consuetudine.

Il lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco, e gnagio s'archipatta.

E' frusco il lonfo! E' pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!

Se cionfi ti sbiduglia e t'arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t'alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.



Fosco Maraini (sito ufficiale)
Fosco Maraini (su Wikipedia)
Gigi Proietti (su Wikipedia)
Metasemantica (su Wikipedia)

mercoledì 14 gennaio 2009

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Bianca - Nanni Moretti - 1984

sabato 10 gennaio 2009

Cuori, Quadri, Fiori e Picche

Di questi tempi ho voglia di scrivere anche se non so bene cosa, ma l'importante è iniziare. Parlo - anzi parlavo prima di scrivere - della gente che si fa appendere con anelli e piercing per provare dolore, masochismo insomma; si parlava e il mio saggio interlocutore mi dice "eppure è la cosa da cui tutti fuggono". Quindi cosa può portare alla necessità di provarlo? Sono forse persone morte dentro che riescono a sentirsi vive solo provando dolore??? Non so darmi una risposta. Vero è, comunque, che mai ci si sente più vivi che come quando si soffre, o come quando fuori piove - io personalmente soffro quando fuori piove, ma lasciamo da parte la mia meteoropatia. La mia curiosità mi spinge anche verso un altro lido, e cioè: quando ci si sente vuoti a tal punto da voler soffrire, vuol dire che vi è una sofferenza di base, non fisica ma interiore; magari allora si vuol dimenticare la prima per la seconda, anche perché quando stacchi l'ago dalla carne e ritorni con i piedi per terra il dolore finisce e ti rimane quella piacevole senzazione della fine della sofferenza; come quando da stanchi per il lavoro ci si distende e si sentono gli arti dolere piacevolmente, ma pur sempre dolere. Contrariamente al fisico, un "io" che soffre dentro non ha scampo, non ha vie di fuga, se non appunto (forse) quella di rifugiarsi nel suo gemello corporeo. Già, mi ha sempre incuriosito questa ambiguità semantica infatti dolore e sofferenza sono parole che vengono usate indifferentemente sia per la mente che per il corpo, che in fin dei conti sono il dualismo fatto persona, sono l'uomo. Come associare, e come d'altronde non farlo, essendo due facce della stessa medaglia, i due tipi di dolore, uniti seppure diversi? Evidentemente, qualcuno fa le sue classifiche e decide cosa è meglio e cosa è peggio e qualcun altro al massimo pensa di scriverci una cazzata sopra.

domenica 21 dicembre 2008

Il Natale dei Senza Speranza

Questo post sicuramente andrà tra le etichette denominate sotto la voce "altro" ecco anche perché sono talmente apatico che non ho voglia nemmeno d'inserire la punteggiatura, o almeno lo farò sporadicamente, visto che comunque la sbaglierei e finalmente un punto. Appunto dicevo, il Natale o meglio il natale maiuscolo o minuscolo che lo vogliate dire io personalmente ne ho le palle piene, quello che dico non si rivolge ne viene pensato da una mente assolutamente atea o credente, ecco la religione qui ha ben poco a che fare il centro è quel mito del natale assolutamente laico capitalistico della Speranza. Ecco un altro punto - in tutti i sensi - il problema è che ogni anno c'ingozziamo di leccornie e film di babbo natale, ma tutto questo è imperniato di una melassa appiccicosa di desideri che noi tutti speriamo vengano realizzati e che ne i films effettivamente lo sono, bene... Normalmente e fino allo scorso giorno 25 dicembre, io credevo che sperare fosse una buona cosa, e continuavo a farlo laccato e com'ero di anni di spirito natalizio costantemente difforme da quella che è ed è stata la mia esperienza con questo rigido giorno di fine anno. Questo è l'ultimo punto, o forse il penultimo visto che ne avrò bisogno per chiudere questo discorso patetico, ecco vorrei concludere con la mia ammissione al mondo si: (addirittura due punti) sono senza speranza - ecco - no nel senso che intendono i miei professori o i miei genitori, ma proprio senza la speranza che per ciò che voglio ci sia rimedio, basta e punto - l'ultimo.

giovedì 18 dicembre 2008

indifferenza

non si può passare oltre

il letto inconscio dell'emotività

facendo finta che quello ch'era

oggi non è più

prima o poi il fiume

senza pioggia

perderà le sue anse

e dall'amore non nascerà

che indifferenza

mercoledì 19 novembre 2008

Galleria delle Parole

Le Pont Mirabeau

Sous le pont Mirabeau coule la Seine
Et nos amours
Faut-il qu'il m'en souvienne
La joie venait toujours après la peine

Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure

Les mains dans les mains restons face à face
Tandis que sous
Le pont de nos bras passe
Des éternels regards l'onde si lasse

Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure

L'amour s'en va comme cette eau courante
L'amour s'en va
Comme la vie est lente
Et comme l'Espérance est violente

Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure

Passent les jours et passent les semaines
Ni temps passé
Ni les amours reviennent
Sous le pont Mirabeau coule la Seine

Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure


Guillaume Apollinaire



TRAD:



Il Ponte Mirabeau


Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
E i nostri amori
Me lo devo ricordare
La gioia veniva sempre dopo il dolore

Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango

Le mani nelle mani faccia a faccia restiamo
Mentre sotto
Il ponte delle nostre braccia passa
L'onda stanca degli eterni sguardi

Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango

L'amore se ne va come quest'acqua corrente
L'amore se ne va
Com'è lenta la vita
E come la Speranza è violenta

Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango

Passano i giorni e passano le settimane
Né il tempo passato
Né gli amori ritornano
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna

Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango


Guillaume Apollinaire


Apollinaire su Wikipedia

domenica 9 novembre 2008

le loup et la caverne

Vuoto come un antro,

il mio corpo è cavo.

All'interno parole e sentimenti

s'amplificano

in un' eco ridondante e dolorosa.

Dalle sue guglie aguzze

rimbalzano i colori della vita,

che i neghittosi sensi

continuano a narrarmi.

Così io prosieguo a scivolare

senza appigli,

sulle pareti lisce

del mio affrancamento filiale.

domenica 2 novembre 2008

Moi-même!

Non più una riga di esaperato romanticismo

non più versi

solo corpo e sorrisi

per sciogliere i miei pensieri.

Non importa il futuro

né il sogno,

solo il presente indicativo

alla prima persona singolare.

Muoio e rinasco ogni mattina

rinuncio a tutto

per battere me stesso.

domenica 28 settembre 2008

Galleria delle Parole

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

5 Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.


Eugenio Montale - da Ossi di seppia - 1925




lunedì 22 settembre 2008

Promozione Discografica - Gli "Ultimi Suoni" di Soul Cerbero





La prima fatica solista di Giovanni Arezzo, poliedrico artista dai mille talenti, attore, rapper, mio concittadino nonché stimato amico.



SoulCerbero's official MySpace
Il MySpace di Vannino (l'attore)

(vedi comunque barra laterale dei siti amici)



venerdì 19 settembre 2008

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Danziamo di Io, Carlo dall'album "In perenne riserva" - Motivo 2007


TESTO:

Vorrei sapere
che cosa fai stasera,
vorrei sapere
dove punta la tua vela,
vorrei sapere qual è
la direzione del tuo cuore,
e quali sono le parole
che vuoi sentirti dire,

RIT
[io non credo si possa,
capire,
il senso di quest'attrazione
e allora che dire che fare,
meglio danzare, dai
danziamo danziamo,
indossiamo sorrisi smaglianti
ed abiti ricchi e sgargianti
e danziamo,
ripetiamo il rituale più antico del mondo ed in tondo
danziamo danziamo
continuando a mostrarci per ciò che non siamo
e che non saremo mai,
che non saremo maaai,
che non saremo maaaaaaaai]

vorrei saperti
sola e stanca,
vorrei saperti
triste ed affranta
e bisognosa di me,
di mille piccole attenzioni
di innumerevoli effusioni,
ma tu, sorniona ridi

[RIT]



lunedì 15 settembre 2008

Galleria Video

Ragazzi surfano in pieno centro città all'interno del magnifico "giardino inglese", grazie ad un fiume e delle onde artificiali.

Englischer Garten - Monaco di Baviera - Luglio 2008

mercoledì 20 agosto 2008

bougies d'espoir

Ricordo l'inizio di una vita.

Ricordo un raggio di sole invadermi lo sguardo.

Ricordo il mio ultimo momento felice.

Adesso mille piccoli desideri baluginano scomposti,

nell'umore vitreo della mia solitudine.

Adesso è tardi per capire la sofferenza,

come essa infittisca le emozioni

dandoti il senso della vita.

La vita è in me adesso

più di chiunque altro.

Soffro e sono vivo,

ma sembra una vita non mia.