domenica 6 marzo 2011

N/B



il tuo volto

si sfuma nella mia testa

come i petali bianchi

del mandorlo

spogliato dal vento




venerdì 11 febbraio 2011

Les pies

L'ordito del blu sintetico

seda i miei ricordi.

Porta a casa

solo la risacca

della tempesta.

Il cielo intravisto

sul riflesso della pietra:

grigi densi.

domenica 16 gennaio 2011

giovedì 30 dicembre 2010

Lontano

Sentimenti bianchi e compatti,

dopo la finestra arrivano

in interminabili code

e strascichi.

Fondi rotti per sempre,

da strade e balconi

già dimenticati.

Tutto statico,

immobile.

Tutto si scioglie a condizione,

per terra resta l'acqua.

mercoledì 13 ottobre 2010

Disegni



Rifugi fugaci di gocce perlate

nascondono l'umido di parole vibrate;

con la malizia delle cose taciute

e il limbo delle idee rimaste incompiute.

Sei un sorriso vezzosamente lasciato

come un fiore, su di un gradino bagnato.


sabato 2 ottobre 2010

Les écrevisses




Le tue carezze

sono coriandoli

sulla mia maschera.







venerdì 4 giugno 2010

La Turchia, il Medio Oriente e l'Unione Europea


Sentivo di dover scrivere - anche se le solite quattro cazzate - sul blitz israeliano alla flottiglia di aiuti umanitari partita da Cipro Nord alla volta di Gaza. Pensavo di scrivere il solito pistolotto di condanna nei confronti di uno Stato - Israele - che continua a manifestare impunemente la sua arroganza nei confronti dell'intera comunità internazionale. Condanna anche nei confronti di chi non reagisce a questa arroganza lasciando dichiarazioni desolate sulla perdita di civili - quasi fosse stato un incidente collaterale in un'operazione di guerra.
Ora però vorrei farneticare un po' riguardo alla Turchia. Il mio aio Stefano B. mi faceva riflettere sulle opportunità politiche della Turchia ponendo la questione guardandola in un ottica mediorentale e questo è quello che ho "riflesso". Mi spiego: è della settimana scorsa l'azione diplomatica congiunta di Brasile e Turchia a riguardo della questione iraniana. L'accordo prevedeva l'invio ad Ankara di circa 1.200 tonnellate di uranio "leggermente" arricchito da restituire sotto forma di combustibile nucleare per il reattore a fini medici di Teheran.
Si parla d' Israele e salta fuori l'Iràn. Certo la Turchia - ormai forse un po' lontana dai tempi del suo eroe repubblicano Kemal - favorendo anche indirettamente la flottiglia della pace (basti pensare da dove è partita) organizzata da un movimento come l'ikk così vicino ad Hamas, prende posizione chiaramente nella complessa mensola di spezie che è il medioriente.
Questi sono anni di cambiamento, sentivo oggi alla tv che la turchia si sta islamizzando, ma siamo sicuri che questo sia vero, o almeno vogliamo capire perché succede questo?
La Turchia è un paese enorme, popolato e giovane che ha guardato e in gran parte (forse mi sbaglio) continua a guardare all'Europa come un modello sia da un punto di vista popolare che politico.
Ricordiamo solamente qui dov'erano i missili statunitensi al centro della contrattazione durante la crisi di Cuba oppure da dove sono partiti molti aerei durante le guerre del golfo, senza contare le numerose basi USA e NATO.
Forse per rafforzare la sua immagine di repubblica laica in cui l'Islàm è "solo" la prima religione del paese, la Turchia ha cercato di presentarsi come il primo degli alleati mediorientali dell'Occidente proponendosi come un immaginifico ponte di dialogo. La Turchia però avrebbe voluto anche delle risposte, direbbe il mio arkadash del medio campidano:" nel 2010 nessuno fa niente per niente". Nel senso: la Turchia è stata dichiarata parte dell' Europa dal 1963 con l'Accordo di Ankara e d'allora insegue il vecchio continente tentando di divenire membro dell'allora Comunità vedendosi sorpassare da mezz'europa (si è passati dai 6 del 1963 ai 27 attuali) in gran parte per motivazioni culturali, religiose ed economiche (tonnellate di arance!) a cui poi si è aggiunto il veto cipriota (considerando l'unanimità necessaria ai fini dell'ampliamento).
Per farla breve - in my opinion - la Turchia si sta come girando alle spalle trovandovi un'area del mondo debole e contrastata dal mainstreaming politico mondiale, ma ricca di risorse strategico/economiche di cui potrebbe assumere la leadership. Perché rimanere la cenerentola d'Europa potendo essere la regina del medioriente?
La Turchia ha oggi le carte in regola per assumere questa posizione. È veramente un ponte, ma potrebbe esserlo da Est a Ovest. Sarebbe il caso di valutare seriamente le oppurtunità che l'Europa perde e chi potrebbe ritrovarsi come vicino più che come membro fra cinquant'anni.

venerdì 14 maggio 2010

Galleria Fotografica


Izmir - Maggio 2010

sabato 27 marzo 2010

Montecristo

Aveva appena finito di sognare una sua vecchia compagna di classe. Quegli amori che t'insegano a riconoscere i tuoi sentimenti. O meglio quando i tuoi sentimenti s'incominciano a rivolgere pienamente alle persone. Da piccoli si riesce a provare sentimenti immensi per cose: pupazzi, pezzi di stoffa, persino parti del proprio corpo d'accarezzare per addormentarsi. Poi invece le persone: la famiglia e l'altro sesso.
Veniva dallo svegliarsi, quindi.
Tutto era buio e si sentiva costretto. L'aria già quasi mancava e lui trasalì. In un istante si ricordò del suo malore, degli occhi degl'infermieri. Ce n'era una con un accento dell'est che lo accarezzava tra i capelli. Era ancora un ragazzo e così disteso tra le sirene dell'ambulanza doveva far pena.
Era sepolto vivo.
Cercò d'immaginarsi la cappella di famiglia da fuori, ma si rese conto che non c'era mai stato, non era manco mai entrato in quel fottutissimo cimitero di quell'altrettanto fottutissimo paese dimaredimerdadovequandocivaid'estatenontrovimaiuncazzodiparcheggio.
Lo aveva immaginato da sempre, dalla terza elementare era la sua più grande paura. Lo aveva persino detto una volta a cena tra amici, così tra il serio e il faceto: se dovessi morire e voi siete ancora vivi seppellitemi con una pasticca di veleno o anche con una pistola. La tutti a darmi dell'egocentrico paranoico: bravi dico io. E quel tipo. Quel coinqulino di quell'altro tizio li a darmi addosso, ma chi lo aveva invitato quel tipo, o forse era casa sua, ma anche se... 'cazzo voleva dico io?!
Si tastò le tasche per vedere se qualcuno lo aveva accontetato.
Apprezzò la qualità dei vestiti con cui era stato seppellito, riconosceva un bel completino di lana con camicia e cravatta di seta, si accorse anche di avere un rosario tra le dita: mamma, anche da morto...
Si palpò - dunque - per quel che poteva dentro quella bara. I suoi cari erano stati solo capaci di lasciargli: un pacco di sigarette, un libro, una foglietto di carta non meglio identificato e dai 30 ai 40 foglietti più piccoli - presumibilmente delle immaginette - mamma!!!
Zero suicidio indolore.
Pensò a chi avesse potuto lasciargli cosa e a chi si fosse scordato l'accendino: non è mai troppo tardi per una sigarettula, poi non si sa mai un cancretto fulminante.
Che cazzo faccio si disse.
Provò a trattenere il respiro, provò a sbattere la testa, incomiciò a sbattere e sbattere poi a soffocare e poi si dimenò e il buio e sempre meno aria e capì che era nel bel mezzo della sua paura e che c'era ancora meno aria e stava per capire che sarebbe finita per sempre quando finì.

mercoledì 17 marzo 2010

luna piena

Se mi sveglio

ed è tutto uguale

come rileggere un libro

appena terminato

dove quello che può succedere

non è destino,

ma nemmeno caso.

Provare a imitare gli altri

non è come vivere

in se stessi.

Esco di casa

per non stare a casa

e leggo per non sprecare il mio tempo.

Come scrittura su di un quaderno

in penna nera

ti direi che non ti amo,

ma che vorrei amarti

per non dormire più da solo,

per abbracciarti quando sono solo,

per baciarti quando sei sola.

Le righe sono però finite

proprio quando

la strada è appena cominciata.

venerdì 5 marzo 2010

der beste Freunde

Che dire?
Ci siamo quasi sempre scritti, soprattutto nei primi anni dopo che fummo costretti a separarci. Diceva che l'avevano spedita in un bel posto in montagna. Alpi bavaresi diceva. Il suo padrone l'
amava moltissimo, quasi - pensava lei - più di quella biondina che sembrava essere sua moglie.
Dopo un po' cominciarono gli spostamenti. Mi scriveva spesso da Berlino: mi raccontava che il suo padrone lavorava in un palazzo enorme e stava via moltissime ore fuori, beh comunque molte di più rispetto a prima. Successivamente cominciò a scrivermi dai posti più disparati: all'inizio fu l'Europa dell' Est, mi disse che il suo padrone aveva aperto altre filiali del suo impero da quelle parti; in una lettera di qualche tempo dopo si riferiva a quel periodo come il più bello dal suo trasferimento: ritornavano spesso in quel rifugio di montagna e lei e quello che lei considerava il suo migliore amico giocavano spesso insieme.
Poi furono i Paesi Bassi, il Belgio, arrivò a mandarmi persino una cartolina da Parigi: la Francia, ci pensate (?)... è sempre stato il mio sogno!
Anch'io ero più allegro, mi sentivo felice, fosse anche che ero felice solo perché lei era felice.
Le cose - però - cambiarono repentinamente: mi scriveva sempre più di rado, parlandomi delle sue giornate, niente di particolare, magari sarà il senno di poi a farmi parlare, ma il mio istinto mi faceva stare in ansia: nelle sue lettere era fredda, distaccata. Smise pure di parlarmi del suo padrone, infine smise anche di scrivermi.
Nella sua ultima lettera accennò solo al fatto che si sarebbe traferita definitivamente nella capitale, da quel momento in poi non ebbi più sue notizie.
Sembrerà strano, per un rapporto a distanza come quello che avevamo io e lei, ma sono stati solo i ricordi, quelli dei primi anni insieme, - più che l'immenso affetto dei miei padroni - a farmi arrivare a oggi e a questa intervista.
Voi - gentili signori dello Spiegel - siete venuti qui a rievocare momenti tristi: sapete...(?) non è stato facile venire a cosnoscenza della fine che ha fatto la mia metà, uccisa così dal suo padrone, pensate solo cosa è stato per me! Scoprire chi era quel tipo, capire che il mio amore, la mia Blondi! Era Il Cane Di Adolf Hitler!
E ora... che avete fatto il vostro lavoro, gentili signori, vi prego di lasciare un vecchio cane d solo, a leccarsi le sue ferite.

domenica 31 gennaio 2010

Partito Delirante


Le cuffie trasmettevano suoni estivi e quasi sentivo la risacca del mare, purtroppo era solo la pioggia all'esterno della pensilina dove aspettavo un autobus in ritardo. Il detto latino dice gutta cavat lapidem e le goccie di pioggia hanno scavato nella mia testa fino a estrarne un pensiero. Di associazione in associazione ho pensato alla politica e alle primarie pugliesi.

Ricomponiamo il discorso.
Weltroni nel 2007 era stato eletto segretario del PD sia come naturale conseguenza della sua figura di creatore del partito stesso sia come portatore di quella corrente di pensiero che immaginava ex ante un partito solido, che raccogliesse diverse voci, ma capace di sconfiggere il centro-destra da solo. Le politiche dell'aprile 2008 e le regionali in Sardegna del febbraio 2009 richiudono i sogni nel cassetto del caro Walter che si vede costretto alle dimissioni.
Dopo qualche giorno sale al soglio piddino il vice Franceschini che ha cercato - non avendo nulla da perdere - di fare la voce grossa (anche se con quel nome e quella faccia non era molto credibile) sia fuori casa: in opposizione al centro-destra, sia dentro: non risparmiandosi aghi al curaro nei confronti di D'Alema, che nel giugno 2008 aveva - intanto - oggettivato la sua corrente nell'associazione ReD.
Senza dilungarci troppo si arriva alle primarie dell'ottobre 2009 e riecco il PD diviso in miriadi di coriandoli e opinioni sostanzialmente riconducibili ai due modi di prepararsi per le prossime regionali e quindi - in futuro - politiche. Nello specifico: seguire il modello weltroniano di cui Franceschini è la diretta espressione e quindi correre da soli o seguire il modello Dalemiano rappresentato da Bersani e quindi cercare alleanze contro Berlusconi.
La storia si sa e oggi c'è il Bersani come sindaco del loft.
Qui nasce la grande ambiguità: infatti, non contenti del già clamoroso spostamento a destra che la creazione del PD aveva portato - ricordiamo che dalle politiche del 2008 a sinistra del PD in parlamento c'è solo l'uscita di sicurezza - le alleanze di cui si discuteva e che così tanto hanno spaccato il partito non si sono dimostrate quelle naturali e affini al PD (leggi i vari partiti di sinistra scomparsi dalla rappresentanza), ma la grande UDC di Casini e compagnia brutta e papista.
In Puglia - e qui spero di chiudere - si era in presenza di un governatore amato e rispettato - almeno dalla sua gente che di sti tempi non è poco - che nonostante fosse il presidente uscente non stava per essere ricandidato per puntare sul più moderato Boccia volto gradito all'Unione di Centro. La Puglia sarebbe dovuta essere una sorta di laboratorio per le future politiche a scapito delle idee, poi palesatesi nel voto delle primarie, di gran parte della gente "di sinistra".
In sostanza prima - durante la campagna alla segreteria - si grida ai quattro venti alle alleanze: facendo pensare a tutti che queste si sarebbero rivolte verso lo sfogo naturale del centro-sinistra, la sinistra. Ora quando la situzione concreta si propone si cerca di piegare su di un partito totalmente distante dalle idee che dovrebbero essere dei democratici, ma che invece - ahinoi - sembrano sempre più simili.

Fortunatamente ora sono a letto e vedo un po' di sole dalla finestra. Speriamo che duri: ho le lenzuola da stendere.

martedì 3 novembre 2009

Alle Ceneri


Claude Lévi-Strauss
(Bruxelles, 28 novembre 1908 – Parigi, 1º novembre 2009)


martedì 20 ottobre 2009

la Repubblica come partito


Fortunatamente il mio seguito inesistente mi consente - come sempre - di spararle grosse, senza paura di essere frainteso. I miei post precedenti pur non essendo gran roba mi schierano in maniera più o meno netta, questo potrà essere d'aiuto.
In questo periodo il premier va accusando costantemente uno dei maggiori quotidiani italiani - la Repubblica - definendolo alla stregua di un partito.
Primo non capisco cosa ci possa essere di male, quando non si ha dietro un partito ma si è un partito tout court, per così dire. Secondo io do ragione al premier (si si!).

Max Weber diceva che i partiti si caratterizzano per essere formalmente organizzati, basati su partecipazione volontaria, e orientati ad influenzare il potere. Essi sono 'associazioni fondate su un'adesione (formalmente) libera, costituite al fine di attribuire ai propri capi una posizione di potenza all'interno di un gruppo sociale e ai propri militanti attivi possibilità (ideali o materiali) per il perseguimento di fini oggettivi o per il perseguimento di vantaggi personali, o per tutti e due gli scopi' *

Mi piace pensare che il premier dia queste definizioni leggendo Weber o quanto meno i Fondamenti della Scienza Politica del Cotta & C. quando spara così in alto.Non penso io che Repubblica in se sia un emanazione del PD, fortunatamente non è così. Essa trova continui punti di distacco con il Partito Democratico, ma com'è normale che sia ne trova altrettanti di congruenza.

Facendo un analisi poco formale ed ortodossa (cosa che posso fare qui e non altrove) della definizione appena citata si può dire che Repubblica è:

- formalmente organizzata (statuto, giuramento dei giornalisti di uno statuto morale del giornale)
- basato sulla partecipazione volontaria (nessuno impone a giornalisti e lettori di scrivere/leggere Repubblica)
- sicuramente orientato ad influenzare il potere
- mira ad attribuire posizoni di potenza ai suoi militanti attivi (penso anche agli stessi lettori, percependo Repubblica come qualcosa di unitario)


Repubblica, nasce nel 1976, come espressione di qualcosa di ancora in potenza, una sorta di Partito Democratico ante litteram, basato sui valori riformisti (ma fermi - cit. Stefano B.) di una sinistra che non trovava espressione in parlamento. Questo orientamento ha fatto si che col passare degli anni Repubblica abbia assunto la capacità di formare un punto di opinione autonomo, capace di muovere (nel bene o nel male, io non posso dirlo) molte persone e molti elettori, insomma qualcosa che va al di là della semplice analisi politica.

Continuando a leggere da i Fondamenti della Scienza Politica si ha "è grazie ai partiti che si può aspirare ad un controllo dei governati sui governanti. Da questo punto di vista, i partiti sono strumenti di collegamento tra governo e cittadini. Creando dei canali di comunicazione tra governati e governanti, essi permettono ai primi di controllare i secondi"**.

L'anomalia del sistema politico italiano, basata su un'incapacità congenità di saper raccogliere e canalizzare gli interessi espressi dall'ambiente, per darne risposte coerenti (che in questo momento riguarda forse più la sinistra), è lampante. Questo vuoto si deve auto-riempire, il sistema in qualche modo deve ammortizzare le carenze: ed così che entrano in maniera pesante nel mondo della poltica attiva elementi come sindacati (CGIL), associazioni di categoria (Confindustria, etc.) e anche la stampa (Repubblica, appunto), situazione anomala per un paese come l'Italia in cui la politica non è basata su gruppi d'interesse (lobbies), come ad esempio accade - in maniera più istituzionalizzata - negli USA.
Ritornando alla citazione - quello che voglio dire - è che molti non si riconoscono nel partito e vedono in queste forme alternative di rappresentanza, il solo modo di effettuare un - seppur infinitesimo - controllo sui c.d. governanti.
Io [lettore generico] compro Repubblica, e il mio acquisto è come un voto che io do a chi mi sembra capace di applicare un controllo e di dare un indirizzo (tramite i suoi articoli e petizioni e inchieste e tutti gli strumenti tipici di un giornale) a chi siede in Parlamento. L'autorità di fare questo la do io e gli altri lettori ( che come me non si sentono rappresentati dai partiti istituzionali).

Questo pistolotto assurdo che sto portando avanti mi è stato ispirato dagli interventi di domenica di Ezio Mauro ( a "in mezz'ora" di Rai3) e di Scalfari (nel classico editoriale domenicale) dove - in buona sostanza [citando l'avvocato di Johnny Stecchino :)] - s'invita ad andare a votare alle primarie del PD di domenica 25, anche per votare scheda bianca, come forse faranno anche loro.
Questo fatto, conferma un po' quello che ho detto (forse) ed è comunque indice di due fattori: sicuramente la convinzione di poter avere una grossa influenza sui propri elettori, e in secondo luogo la volontà di esprimere il loro malcontento delle candidature espresse dalla dirigenza del Partito. Emerge qui la funzione rappresentative, interlocutoria del giornale come partito, che non può esserlo in maniera istituzionale e cerca di farlo, suo malgrado, in maniera indiretta.

Concludendo qui, prima che il mio pc si rifiuti di contribuire alla diffusione di cotante minchiate, dico che io non ci trovo niente di male e che in Italia (senza voler dare accezioni negative) sia quasi doveroso.



* Cotta, della Porta, Morlino - Fondamenti della Scienza Politica, Il Mulino, Bologna, 2001, pag.173
** Ibidem, pag.175



Links:
AssoComunicazione (dati relativi alla diffusione della stampa - fonte ADS)
la Repubblica (Wikipedia)


lunedì 27 luglio 2009

L'empatia del lettore e possibili parallelismi tra Delitto e Castigo e Lolita



Il caldo estivo fa delirare anche le menti più sane, quindi anche la mia già di per se predisposta alla vanagloria. Tormentato dunque dalle alte temperature rifuggo negli spasmi del mio blog prima di andarmi a tuffare in un mare che mi ha accolto agitato e ventoso.
A qualche mese di distanza - dopo Delitto e Castigo - ho letto Lolita di Vladimir Nabokov, ecco questo post vorrebbe ragionare su un parallelismo - pressoché inesistente - tra le figure dei due protagonisti centrali di questi due romanzi: Raskolnikov e Humbert Humbert.
Tutto parte dalla discussione avuta con una fan di Delitto e Castigo che definiva lo stesso come un romanzo plagiante, nel senso che Dostoevskij ci porta quasi a farci giustificare ed apprezzare il suo Raskolnikov, per quanto nonviolenti ed inani possano essere i suoi lettori. Effettivamente pagina dopo pagina è come se il lettore subisse un inconscio mutamento della percezione che ha del protagonista e parallelamente della percezione che ha di se stesso, più l'autore ci coinvolge nella mente di Raskolnikov, più assistiamo ai suoi deliri più ci sembra che non si sarebbe potuto agire diversamente. Interessante è anche notare come il personaggio caratterizzato essenzialmente come il buono di Delitto e Castigo - Razumichin - identico in tutto e per tutto -nella condizione - a Raskolnikov, nonostante capisca il fardello che preme sulla coscienza del suo ex compagno di studi, faccia di tutto per aiutare lui e la sua famiglia, nonostante lui non lo condivida. Forse è anche per questo che può capitare di immedesimarsi in Razumichin, noi - anche non essendolo - ci sentiamo buoni, ma non possiamo fare a meno di provare una certa empatia per Raskolnikov quando ci espone in maniera così perfetta le sue teorie sui pidocchi della società o sui morti delle battaglie napoleoniche - di cui nessuno si sogna di accusare il generale francese.
A me pare che lo stesso avvenga in Lolita. Tutti sappiamo che quello che si sta delineando è una relazione morbosa, un continuo stupro e abuso di una ragazzetta che all'inizio del romanzo ha solo dodici anni, ma è come se Humbert ci conquistasse con la sua poesia, con i suoi francesismi e i suoi soprannomi scanzonati: tutto ci sembra prescindibile tutto ci sembra un atto d'amore nei confronti della sua Lo; quanto invece è solo la deviazianza di chi ha subito un grosso trauma erotico/esistenziale (questa forse me la potevo risparmaire) durante la sua pubertà. Qui si vede l'astuzia di Nabokov: per l'intero romanzo egli non lascia che intravedere i punti di vista del mondo circostante, lasciandoci persuadere lentamente dalla visione onnicomprensiva del patetico amore di Humbert.
Un altro punto in comune passa (sempre per me ed il caldo estivo) per la redenzione dei due personaggi. Tutti e due avvenuti dopo una punizione. Raskolnikov, nonostante le sue idee cerca il suo Castigo per assurgere a vita nuova. La mia fan (di Delitto e Castigo - non di me Peppe) si lamentava della errata traduzione del titolo in italiano - prestuplenie y nakazavie si dovrebbe infatti tradurre crimine e punizione - ma io obbiettavo che è come se in italiano si esplicitasse in maniera maggiore il livello interno del percorso raskolinkoviano. Più il lettore si convince e più Raskolnikov delira, più il senso di colpa lo divora e inconsciamente gli incomincia a mancare l'iniziale sangue freddo quasi come se il protagonista si volesse gettare tra le braccia di Porfirij (l'ispettore di polizia) per poter finalmente espiare la sua colpa in modo da iniziare a vivere insieme alla sua Sonecka - scelta per di più tra quelli che si potrebbero benissimo identificare con coloro che lui definisce i pidocchi della società. Raskolnikov ha bisogno dell'espiazione formale della legge per completare il suo percorso.
Contrariamente Humbert è pianificatore, lui rifugge dalla polizia e istruisce per bene la sua scimmietta. La sua espiazione passa per un processo esterno legato in tutto e per tutto al tempo e a Lolita. Dolores era - infatti - sin dall'inizio "condannata" ad uscire dalla sua condizione di ninfetta, e Humbert ne era consapevole e spaventato; quello che non sapeva era che la sua Lo sarebbe stata la chiave della sua guarigione, Humbert riesce finalmente a possedere la sua ninfetta, e Lolita fa le veci di quello che non riuscì - in maniera del tutto sana - a raggiungere con la sua Annabel in quell'estate sulla Costa Azzurra. Humbert infine riesce a smettere di amare la Lolita ninfetta e comincia ad amare Dolores. La sua punizione in questo caso è il distacco, è la fuga di Lolita con l'impenitente drammaturgo. Sono questi anni di mancanza che fanno crescere in Humbert la consapevolezza che potrebbe amare Lolita al di la della sua età, e difatti Nabokov ce ne da la conferma quando al momento del ricongiungimento, Humbert nonostante trovi il suo amore sfiorito della pubescenza che tanto lo aveva attratto e addirittura incinta le propone di andare a vivere insieme e capisce di amarla per quello che era.
Mi sembra di aver sprecato già abbastanza lettere per un post che è solo frutto del caldo e che purtroppo - a causa delle mie mancanze pedagogiche - resterà destinato solo a chi a letto entrambi i libri. Credo infine di aver sbagliato molti tra nomi e situazioni ma il tutto è stato scritto senza l'ausilio dei testi e di una connessione internet che mi aiuta spesso a correggere la mia memoria. Ora mare, poi pranzo e infine pisolino salmastro.

domenica 21 giugno 2009

Musavi e la folla


Sono sempre un po' imbarazzato quando ho la presunzione d'imbarcarmi in questo genere di discorsi, che non dovrebbero attingere alla larga fonte della sbrodolutura personale, ma dovrebbero più assomigliare ad un'analisi. In questo caso di tratta di considerazioni.
Il 12 giugno si sono celebrate le elezioni per la rielezione del premier iraniano. La sfida principale era tra il candidato vicino alle posizioni dei Guardiani della Costituzione, Mahmood Ahmadinejad; e il candidato riformista Mir-Hosein Musavi. Entrambi scelti - insieme agli altri due candidati minori - dallo stesso Consiglio dei Guardiani, il 20 maggio scorso.
Dapprima Musavi aveva annunciato la sua vittoria, viene poi smentito dal premier uscente che poi risulterà il vincitore con più del 60% dei voti. Da qui scontri e manifestazioni - che hanno provocato decine di morti - e che si protraggono sino ad adesso. Questi nella sostanza protestano contro il risultato elettorale: affermando l'esistenza di brogli.
Il discorso che vorrei intraprendere non si basa sulla legittimità - o meno - delle suddette elezioni, ma più che altro sulle responsabilità in cui si sta imbarcando Musavi.
Andiamo per ordine. Il 16 giugno - quattro giorni dopo le elezioni - il presidente Obama indica il re nudo affermando alle agenzie di stampa la grande somiglianza - che effettivamente penso vi sia - tra i due candidati, entrambi graditi al consiglio, entrambi sostenitori della politica nucleare dell'Iràn ed entrambi sostanzialmente devoti alla Repubblica Islamica e al suo ordinamento teocratico. Significativo è anche il fatto che lo stesso Musavi sia stato (dal 1981-'89) Primo Ministro sotto Khomeyni e prima ancora Ministro degli esteri.
Questa ambiguità che abbiamo visto profilarsi è andata tutta via scemando nello spirito generale della protesta. Infatti - a mio parere - nelle folle se da una parte ci sono i veri sostenitori - effettivamente fedeli a Musavi - affianco a loro si trovano difensori della democrazia toto corde.
Adesso poniamo il caso che questo grade casino porti il riformista Musavi al potere, che Khamenei e il suo consiglio - pur di non far perdere legittimità alla Rivoluzione Islamica - cedano e diano il potere a Musavi. Questi come dovrebbe rispondere alla folla? Come spiegare ai democratici, a chi sperava in un'ondata "reazionaria" che sovvertisse il regime degli ayatollah, che in fondo lui non ha nientre contro di loro?
Credo infatti che Musavi stia facendo un errore di calcolo: chiamando - non solo i suoi elettori, ma tutto il popolo - ad una rivolta di massa contro non si sa bene chi, in modo tale da attirare intorno a se il più grande consenso.
Egli però non ha di fronte solo il "suo" popolo, ma anche un'arena internazionale che sempre di più sta isolando Theran e che in questi termini potrebbe vedere in lui (Obama permettendo) la chiave di volta per penetrare il chiuso sistema persiano.
Essendo che io non sono bravo a dare soluzioni, ma soltanto ad abbattere alberi nella foresta, me ne resto col mio dubbio e con la vanità di aver espresso le mie opinioni.


martedì 9 giugno 2009

Ex libris

Pigiati nei vagoni merci, si stava scomodi: alla prima sera, approfittando di una fermata, Cesare e io scendemmo a terra, per sgranchirci le gambe e trovare una migliore sistemazione. Notammo che in testa erano vari vagoni passeggeri, e un vagone infermeria: sembrava vuoto. - Perché non ci saliamo? - propose Cesare. -E' proibito, - risposi io insulsamente. Perché infatti doveva essere proibito, e da chi? Del resto, avevamo già potuto constatare in varie occasioni che la religione occidentale (e tedesca in specie) del divieto differenziale non ha radici profonde in Russia.
Il vagone infermeria non solo era vuoto, ma offriva raffinatezze da sibariti. Lavatoi efficienti, con acqua e sapone; sospensioni dolcissime che attutivano le scosse delle ruote; meravigliosi lettini appesi a molle regolabili, completi di lenzuola candide e coperte calde. Al capezzale del letto che avevo scelto, dono supererogatorio del destino, trovai addirittura un libro in italiano: I ragazzi della via Paal, che non avevo mai letto da bambino. Mentre i compagni già ci dichiaravano dispersi, trascorremmo una notte da sogno.

Primo Levi - La Tregua




Scrivevo oggi una lettera morta, riportando questo stralcio di Levi che ho riportato anche qui. Ne discussi un giorno anche con il mio prezioso mentore e correttore preciso di inutile bozze. Perché si legge? Perché si arriva ad avere il vizio della carta stampata (come dirà lo stesso Levi qualche pagina più tardi), arrivando ad assurgere il libro a feticcio?
Il pensiero è che non vi è letteratura che non sia di evasione. Nel senso che si legge sostanzialmente perché molte volte si ha paura, si ha paura di noi stessi, dei nostri stessi pensieri - che sopraggiungono veloci - appena ci distacchiamo dalla preziosa parola stampata. La nostra mente è debole, non è capace di autodifendersi ed ha bisogno di un aiuto. Per lo più si legge narrativa, evasione per eccellenza, dove si racconta di altre vite, di altre storie. Queste a volte sono vere, a volte surreali, di sicuro altre. Chiaramente più si va avanti e più subentra anche un gusto particolare, ma in momenti del tutto bui si leggerebbe anche un trattato di ostetricia in tedesco (1). Si può leggere per non aver paura di morire.
Da questa condizione di dipendenza, da questo attaccamento morboso per l'evasione, nasce l'attaccamento al libro - che può avere un substrato consumistico - come oggetto fisico, ma è l'unica chiave di accesso all'altro da se. Forse per questo droghe (2) e libri non vanno d'accordo in me: forse mi sento troppo lontano da me, forse sono due escamotage che non collimano tra di loro, forse - più prosaicamente - la droga non favorisce la concentrazione, e la fuga ex libris ne richiede per essere totale ed appagante.


(1) Come farà Levi qualche pagina dopo.
(2) Per le forze dell'ordine :"Giuro che ormai si parla di qualche canna ogni due o tre mesi!"

lunedì 25 maggio 2009

Ritorno a casa

Era rimasto solo intrecciando tra le dita le perle del suo ultimo discorso. Aveva sognato un falò, quella sera. Ed una spiaggia così simile a lui da farlo svegliare con gli occhi cisposi e la pelle salmastra. Roteava le parole tra le dita ed ancora si accarezzava la guancia dove si erano fermati i suoi sogni appena qualche ora prima.
In effetti non ricordava molto, quasi che il torrente di vocali di cui la sua bocca secerneva il suono fosse indipendente. C'era sicuramente un giardino in cui il vestito dei suoi amori passati danzava ebbro e provocante. C'erano bicchieri rossi e amari e luci ovattate che addensavano il fumo di una CAMEL proibita, tra il tintinnio luccicante degli spiccioli e delle chiavi della chiusura.
Sentiva che c'era un fondo di delitto in quello che faceva e le Sue parole ne furono il simmetrico castigo.
Si sedette. Lui le stava innanzi imbarazzato dei suoi sentimenti e del suo tasso alcolico. Avrebbe solo voluto spostarle i capelli dietro l'orecchio, scansarle le dita dalle labbra e alzandole lo sguardo nascosto, baciarla.
Si limitò a raccogliere le perle dalle valve del suo senno ed una dietro l'altro imbastirle per far suonare i suoi pensieri come frasi.
Disse.
- Quello che io provo è amore, perché non ti conosco e ti penso e mi manchi.
Continuò ispirato.
- E' come la differenza tra arte e mestiere. La prima esplode da chi l'ha dentro verso il mondo, e da me verso te. Senza ragione, senza testa. Il resto è mestiere, è pazienza, è il frutto del calcolo e della buona volontà.
Pensò.
"Spero che il tuo amore sia arte e che per questo tu possa essere felice nella bellezza del tuo amore."
L'accompagnò, infine. Protetto dalle fiere della notte che, sulle loro colonne mute, tutto sanno e niente confessano. Lei gli sfiorò la guancia alzandosi sulle punte dei piedi e lui si svegliò con gli occhi cisposi e la pelle salmastra.

mercoledì 6 maggio 2009

Galleria delle Parole






Oh, se fossi solo e nessuno mi amasse, se io stesso non avessi mai amato nessuno! Tutto questo non ci sarebbe!


Fëdor Dostoevskij -Delitto e Castigo






lunedì 27 aprile 2009

L'attrazione turistica

Passando tutti ridevano di lui, lo guardavano e lo paragonavano ai loro amici più buffi e brutti; con i suoi occhialini da lettura, il suo volto peloso e i denti vagamenti sporgenti ispirava le similitudini pù basse. Tutti in via di Città lo conoscevano, sempre altero e taciturno di fronte la sua bottega. I senesi quasi non si accorgevano più di lui, ma per i turisti era quasi meglio del Campo e della Torre. Col tempo s'incominciò ad abituare e fortunatamente la notte, con i suoi amici dentro la bottega, non lo poteva vedere nessuno. E pensare che loro avevano avuto in sorte un aspetto ben più crudo, lui - anzi - nonostante gli anni, sembrava rimaner giovane come durante la sua adolescenza, nonostante ciò continuava a non spiegarsi come mai quando gli avventori della bottega vedevano i suoi fugaci compagni di vita era tutto uno sperticarsi di complimenti e smorfie di piacere. Un giorno, però, uno sfrontato di giapponese - in cerca di souvenir caratteristici - arrivò a puntargli l'obiettivo della camera, proprio sotto il suo mento pronunciato, fu così - che dal riflesso sghimbescio del vetro convesso - tutte le spiegazioni gli caddero addosso come la mela cadde a Newton. Dapprima egli se ne sconvolse e se ne rammaricò, ma poi capì e da quel momento smise di provare quella sottile invidia verso i suoi amici della bottega, certo era dura essere una testa di cinghiale impagliata con sotto appeso un cartello che recitava da sempre "Oggi Porchetta", ma almeno lui - pensò con orgoglio - sarebbe rimasto bello come quando era un giovane cinghialotto selvatico e in più non sarebbe mai stato mangiato da nessun tedesco in calzoncini e sandali.