La domanda, in conclusione è, fino a quando la storia sarà letta sotto la lente miope della politica? Fino a quando, avremo una classe politica che per partito preso non festeggia il 25 Aprile, in quanto di sinistra? Non sarebbe meglio utilizzare la memoria come monito, affinché ciò che è accaduto non accada mai più?
lunedì 16 febbraio 2009
Memoria ad hoc
Eccomi dopo un po' a parlare di politica, forse la lunga diserzione, forse il quadro confusionario del post, faranno si che il tutto risulti un po' boulversé. Il 10 di questo mese si è celebrato il giorno della memoria delle vittime delle foibe, giornata giusta e doverosa, come quella subito precedente del 27 gennaio per le vittime dell'olocausto nazista. Diciamo che per prima cosa è particolare questa vicinanza di date, così uguale nella tragica sostanza umana, così differente sotto la côté politica dell'avvenimento. Il ricordo e la memoria, difatti, come tutte le problematiche in Italia (vedi caso Englaro), subiscono purtroppo, la schiacciante e omnicomprensiva longa manus della politica. La giornata del 10 febbraio sembra ormai impregnata di una sorta di revanscismo da parte di una destra che non sopporta di essere additata come l'unica erede di una storia caratterizzata dall'atrocità dei suoi atti; infatti in questo giorno si vedono tutti questi individui scagliarsi con veemenza contro comunisti di ieri e di oggi, finalmente anche loro eredi di un passato sconveniente, leggi crudele e orrendo. In questo modo, attraverso le strumentalizzazioni di queste giornate, le temporanee incarnazioni del bene mirano ad una sorta di autolegittimazione ex-post del tutto sterile e fuorviante, in cui la memoria viene utilizzata per giustificare il presente. Di questo passo, temo, si andrà in contro alla sciagurata ipotesi che esisteranno - a seconda della parte dalle quali le si guarda - stragi da giustificare e altre da condannare - e quindi ricordare. -
La domanda, in conclusione è, fino a quando la storia sarà letta sotto la lente miope della politica? Fino a quando, avremo una classe politica che per partito preso non festeggia il 25 Aprile, in quanto di sinistra? Non sarebbe meglio utilizzare la memoria come monito, affinché ciò che è accaduto non accada mai più?
La domanda, in conclusione è, fino a quando la storia sarà letta sotto la lente miope della politica? Fino a quando, avremo una classe politica che per partito preso non festeggia il 25 Aprile, in quanto di sinistra? Non sarebbe meglio utilizzare la memoria come monito, affinché ciò che è accaduto non accada mai più?
mercoledì 21 gennaio 2009
la physique de mon nom
Se mi chiami per nome
è pioggia
che scende dagli alberi
quando ormai
non piove più
è pioggia
che scende dagli alberi
quando ormai
non piove più
martedì 20 gennaio 2009
Foutaise - Uno Diviso Due Fa Uno
Cazzo di sigarette che mi sono fumato oggi!!! Beh domani si va in scena, è il giorno della farsa. – Il giorno dopo – Si, d'accordo, c'erano state delle variazioni sul tema, ma in fin dei conti il risultato era pur sempre il medesimo... Hai frainteso!!! Io credo nell'amicizia tra uomo e donna - del resto dietro ogni farsa si cela sempre una tragedia... - e viceversa. Si era quindi al giorno successivo – L'amicizia – La scena era grottesca, lei si esponeva come un manichino, ai miei occhi e alle mie critiche vendicative e false, la luce blu del loggione la incorniciava e tutti i miei sforzi s'infrangevano appena la mia razionalità cozzava sulle sue labbra. Lei incorniciata dalla luce ed io dalle sue parole del giorno prima, disteso verticalmente alla parete - pur di non starle vicino - che piangevo sul latte versato. I pensieri s'incrociavano, ma mai i nostri sguardi tesi, io pensavo a lei e lei pensava ad un lui che non ero io, così anche durante il tormentone amoroso, che fu la giusta punizione per espiare la mia idiozia. Uscimmo e non parlammo, restammo pochi istanti soli, e fuggivamo immobili dall'umido imbarazzo che, denso come la nebbia, non ci restituiva che le immagini distorte dei nostri ruoli ufficiali - gli amici. Ora sono lontano da lei e la cosa più straziante, oltre al non aver capito - e a non aver ricevuto nessuna caffettiera dopo tutti i due presi (pensavo ci fosse una raccolta che superato un certo tot ti davano un premio, tipo conad insomma…) - è il fatto che io sono qui che rimugino, e lei, come quel giorno a teatro, continua a farlo per altri. Questa sperequazione del dolore è ingiusta, naturalmente lei è assente di colpa e di sentimenti, come tra poco lo diverrò io - anaffettivo, questa credo sia la parola - ma anche lei dovrebbe pensare a me e pensare che magari io non sto tanto bene, quando le sorrido e quando lei ride alle mie battute e quando gioco a fare l'adulto disinteressato, è perché prima ho passato tre ore, a letto, a fare l'adolescente addolorato.
sabato 17 gennaio 2009
Galleria Video
Gigi Proietti recita la poesia "Il Lonfo" la più nota delle poesie metasemantiche di Fosco Maraini, etnologo, poeta e molto altro, padre della più famosa scrittrice Dacia. In questa poesia il gusto della parola e del suo suono sono esaltati, con la recitazione e la mimica ineguagliabile di Proietti, inoltre, tutto si contorna di una velatura d'ilarità ed il pubblico si ritrova a ridere anche non capendo bene cosa l'attore stia recitando. In basso, il testo integrale della poesia ed i link di consuetudine.
Fosco Maraini (sito ufficiale)
Il lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco, e gnagio s'archipatta.
E' frusco il lonfo! E' pieno di lupigna
arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e t'arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.
Eppure il vecchio lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t'alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.
Fosco Maraini (su Wikipedia)
Gigi Proietti (su Wikipedia)
Metasemantica (su Wikipedia)
mercoledì 14 gennaio 2009
sabato 10 gennaio 2009
Cuori, Quadri, Fiori e Picche
Di questi tempi ho voglia di scrivere anche se non so bene cosa, ma l'importante è iniziare. Parlo - anzi parlavo prima di scrivere - della gente che si fa appendere con anelli e piercing per provare dolore, masochismo insomma; si parlava e il mio saggio interlocutore mi dice "eppure è la cosa da cui tutti fuggono". Quindi cosa può portare alla necessità di provarlo? Sono forse persone morte dentro che riescono a sentirsi vive solo provando dolore??? Non so darmi una risposta. Vero è, comunque, che mai ci si sente più vivi che come quando si soffre, o come quando fuori piove - io personalmente soffro quando fuori piove, ma lasciamo da parte la mia meteoropatia. La mia curiosità mi spinge anche verso un altro lido, e cioè: quando ci si sente vuoti a tal punto da voler soffrire, vuol dire che vi è una sofferenza di base, non fisica ma interiore; magari allora si vuol dimenticare la prima per la seconda, anche perché quando stacchi l'ago dalla carne e ritorni con i piedi per terra il dolore finisce e ti rimane quella piacevole senzazione della fine della sofferenza; come quando da stanchi per il lavoro ci si distende e si sentono gli arti dolere piacevolmente, ma pur sempre dolere. Contrariamente al fisico, un "io" che soffre dentro non ha scampo, non ha vie di fuga, se non appunto (forse) quella di rifugiarsi nel suo gemello corporeo. Già, mi ha sempre incuriosito questa ambiguità semantica infatti dolore e sofferenza sono parole che vengono usate indifferentemente sia per la mente che per il corpo, che in fin dei conti sono il dualismo fatto persona, sono l'uomo. Come associare, e come d'altronde non farlo, essendo due facce della stessa medaglia, i due tipi di dolore, uniti seppure diversi? Evidentemente, qualcuno fa le sue classifiche e decide cosa è meglio e cosa è peggio e qualcun altro al massimo pensa di scriverci una cazzata sopra.
domenica 21 dicembre 2008
Il Natale dei Senza Speranza
Questo post sicuramente andrà tra le etichette denominate sotto la voce "altro" ecco anche perché sono talmente apatico che non ho voglia nemmeno d'inserire la punteggiatura, o almeno lo farò sporadicamente, visto che comunque la sbaglierei e finalmente un punto. Appunto dicevo, il Natale o meglio il natale maiuscolo o minuscolo che lo vogliate dire io personalmente ne ho le palle piene, quello che dico non si rivolge ne viene pensato da una mente assolutamente atea o credente, ecco la religione qui ha ben poco a che fare il centro è quel mito del natale assolutamente laico capitalistico della Speranza. Ecco un altro punto - in tutti i sensi - il problema è che ogni anno c'ingozziamo di leccornie e film di babbo natale, ma tutto questo è imperniato di una melassa appiccicosa di desideri che noi tutti speriamo vengano realizzati e che ne i films effettivamente lo sono, bene... Normalmente e fino allo scorso giorno 25 dicembre, io credevo che sperare fosse una buona cosa, e continuavo a farlo laccato e com'ero di anni di spirito natalizio costantemente difforme da quella che è ed è stata la mia esperienza con questo rigido giorno di fine anno. Questo è l'ultimo punto, o forse il penultimo visto che ne avrò bisogno per chiudere questo discorso patetico, ecco vorrei concludere con la mia ammissione al mondo si: (addirittura due punti) sono senza speranza - ecco - no nel senso che intendono i miei professori o i miei genitori, ma proprio senza la speranza che per ciò che voglio ci sia rimedio, basta e punto - l'ultimo.
giovedì 18 dicembre 2008
indifferenza
non si può passare oltre
il letto inconscio dell'emotività
facendo finta che quello ch'era
oggi non è più
prima o poi il fiume
senza pioggia
perderà le sue anse
e dall'amore non nascerà
che indifferenza
il letto inconscio dell'emotività
facendo finta che quello ch'era
oggi non è più
prima o poi il fiume
senza pioggia
perderà le sue anse
e dall'amore non nascerà
che indifferenza
mercoledì 19 novembre 2008
Galleria delle Parole
Le Pont Mirabeau
Sous le pont Mirabeau coule la Seine
Et nos amours
Faut-il qu'il m'en souvienne
La joie venait toujours après la peine
Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure
Les mains dans les mains restons face à face
Tandis que sous
Le pont de nos bras passe
Des éternels regards l'onde si lasse
Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure
L'amour s'en va comme cette eau courante
L'amour s'en va
Comme la vie est lente
Et comme l'Espérance est violente
Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure
Passent les jours et passent les semaines
Ni temps passé
Ni les amours reviennent
Sous le pont Mirabeau coule la Seine
Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure
Guillaume Apollinaire
TRAD:
Il Ponte Mirabeau
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
E i nostri amori
Me lo devo ricordare
La gioia veniva sempre dopo il dolore
Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango
Le mani nelle mani faccia a faccia restiamo
Mentre sotto
Il ponte delle nostre braccia passa
L'onda stanca degli eterni sguardi
Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango
L'amore se ne va come quest'acqua corrente
L'amore se ne va
Com'è lenta la vita
E come la Speranza è violenta
Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango
Passano i giorni e passano le settimane
Né il tempo passato
Né gli amori ritornano
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango
Guillaume Apollinaire
Apollinaire su Wikipedia
Sous le pont Mirabeau coule la Seine
Et nos amours
Faut-il qu'il m'en souvienne
La joie venait toujours après la peine
Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure
Les mains dans les mains restons face à face
Tandis que sous
Le pont de nos bras passe
Des éternels regards l'onde si lasse
Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure
L'amour s'en va comme cette eau courante
L'amour s'en va
Comme la vie est lente
Et comme l'Espérance est violente
Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure
Passent les jours et passent les semaines
Ni temps passé
Ni les amours reviennent
Sous le pont Mirabeau coule la Seine
Vienne la nuit sonne l'heure
Les jours s'en vont je demeure
Guillaume Apollinaire
TRAD:
Il Ponte Mirabeau
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
E i nostri amori
Me lo devo ricordare
La gioia veniva sempre dopo il dolore
Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango
Le mani nelle mani faccia a faccia restiamo
Mentre sotto
Il ponte delle nostre braccia passa
L'onda stanca degli eterni sguardi
Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango
L'amore se ne va come quest'acqua corrente
L'amore se ne va
Com'è lenta la vita
E come la Speranza è violenta
Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango
Passano i giorni e passano le settimane
Né il tempo passato
Né gli amori ritornano
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango
Guillaume Apollinaire
Apollinaire su Wikipedia
domenica 9 novembre 2008
le loup et la caverne
Vuoto come un antro,
il mio corpo è cavo.
All'interno parole e sentimenti
s'amplificano
in un' eco ridondante e dolorosa.
Dalle sue guglie aguzze
rimbalzano i colori della vita,
che i neghittosi sensi
continuano a narrarmi.
Così io prosieguo a scivolare
senza appigli,
sulle pareti lisce
del mio affrancamento filiale.
il mio corpo è cavo.
All'interno parole e sentimenti
s'amplificano
in un' eco ridondante e dolorosa.
Dalle sue guglie aguzze
rimbalzano i colori della vita,
che i neghittosi sensi
continuano a narrarmi.
Così io prosieguo a scivolare
senza appigli,
sulle pareti lisce
del mio affrancamento filiale.
domenica 2 novembre 2008
Moi-même!
Non più una riga di esaperato romanticismo
non più versi
solo corpo e sorrisi
per sciogliere i miei pensieri.
Non importa il futuro
né il sogno,
solo il presente indicativo
alla prima persona singolare.
Muoio e rinasco ogni mattina
rinuncio a tutto
per battere me stesso.
non più versi
solo corpo e sorrisi
per sciogliere i miei pensieri.
Non importa il futuro
né il sogno,
solo il presente indicativo
alla prima persona singolare.
Muoio e rinasco ogni mattina
rinuncio a tutto
per battere me stesso.
domenica 28 settembre 2008
Galleria delle Parole
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
5 Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
5 Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
Eugenio Montale - da Ossi di seppia - 1925
lunedì 22 settembre 2008
Promozione Discografica - Gli "Ultimi Suoni" di Soul Cerbero

La prima fatica solista di Giovanni Arezzo, poliedrico artista dai mille talenti, attore, rapper, mio concittadino nonché stimato amico.
SoulCerbero's official MySpace
Il MySpace di Vannino (l'attore)
(vedi comunque barra laterale dei siti amici)
SoulCerbero's official MySpace
Il MySpace di Vannino (l'attore)
(vedi comunque barra laterale dei siti amici)
venerdì 19 settembre 2008
Galleria Video
Danziamo di Io, Carlo dall'album "In perenne riserva" - Motivo 2007
TESTO:
Vorrei sapere
che cosa fai stasera,
vorrei sapere
dove punta la tua vela,
vorrei sapere qual è
la direzione del tuo cuore,
e quali sono le parole
che vuoi sentirti dire,
RIT
[io non credo si possa,
capire,
il senso di quest'attrazione
e allora che dire che fare,
meglio danzare, dai
danziamo danziamo,
indossiamo sorrisi smaglianti
ed abiti ricchi e sgargianti
e danziamo,
ripetiamo il rituale più antico del mondo ed in tondo
danziamo danziamo
continuando a mostrarci per ciò che non siamo
e che non saremo mai,
che non saremo maaai,
che non saremo maaaaaaaai]
vorrei saperti
sola e stanca,
vorrei saperti
triste ed affranta
e bisognosa di me,
di mille piccole attenzioni
di innumerevoli effusioni,
ma tu, sorniona ridi
[RIT]
TESTO:
Vorrei sapere
che cosa fai stasera,
vorrei sapere
dove punta la tua vela,
vorrei sapere qual è
la direzione del tuo cuore,
e quali sono le parole
che vuoi sentirti dire,
RIT
[io non credo si possa,
capire,
il senso di quest'attrazione
e allora che dire che fare,
meglio danzare, dai
danziamo danziamo,
indossiamo sorrisi smaglianti
ed abiti ricchi e sgargianti
e danziamo,
ripetiamo il rituale più antico del mondo ed in tondo
danziamo danziamo
continuando a mostrarci per ciò che non siamo
e che non saremo mai,
che non saremo maaai,
che non saremo maaaaaaaai]
vorrei saperti
sola e stanca,
vorrei saperti
triste ed affranta
e bisognosa di me,
di mille piccole attenzioni
di innumerevoli effusioni,
ma tu, sorniona ridi
[RIT]
lunedì 15 settembre 2008
Galleria Video
Ragazzi surfano in pieno centro città all'interno del magnifico "giardino inglese", grazie ad un fiume e delle onde artificiali.
Englischer Garten - Monaco di Baviera - Luglio 2008
mercoledì 20 agosto 2008
bougies d'espoir
Ricordo l'inizio di una vita.
Ricordo un raggio di sole invadermi lo sguardo.
Ricordo il mio ultimo momento felice.
Adesso mille piccoli desideri baluginano scomposti,
nell'umore vitreo della mia solitudine.
Adesso è tardi per capire la sofferenza,
come essa infittisca le emozioni
dandoti il senso della vita.
La vita è in me adesso
più di chiunque altro.
Soffro e sono vivo,
ma sembra una vita non mia.
Ricordo un raggio di sole invadermi lo sguardo.
Ricordo il mio ultimo momento felice.
Adesso mille piccoli desideri baluginano scomposti,
nell'umore vitreo della mia solitudine.
Adesso è tardi per capire la sofferenza,
come essa infittisca le emozioni
dandoti il senso della vita.
La vita è in me adesso
più di chiunque altro.
Soffro e sono vivo,
ma sembra una vita non mia.
venerdì 4 luglio 2008
A Presto!!!

I miei post già di per se sporadici da oggi lo saranno ancora di più. Difatti mi trasferisco in un posto dove la connessione Internet è assente se non da un carissimo InternetPoint, gestito tra l'altro da gente odiosa. Alla Prossima!!! Ciau da Peppe!!!
P.S. conoscendomi e conoscendo la mia dipendenza dal web potrebbe essere che posto anche domani, ma non si sa mai!
Galleria delle Parole
"Si puo' sospettare, dunque, che esista una segreta carta costituzionale che al primo articolo reciti: La sicurezza del potere si fonda sull'insicurezza dei cittadini."
Leonardo Sciascia - Il Cavaliere e la morte
sabato 28 giugno 2008
petites lumières
Piccole luci di te
riverberano sul blu quieto
della mia memoria.
Ricordo i tuoi occhi di sciara
lambire i miei come una lacrima.
Adesso il mondo sembra
un posto troppo vuoto
e tu sei ormai l'immagine riflessa
del mio amore immaturo.
venerdì 27 giugno 2008
Le impronte come marchi a fuoco

Le mie ultime speranze di un'Italia segnata da un governo normale, anche se di destra, sono definitivamente cadute. Sta accadendo qualcosa di molto strano, di pericoloso, si sta confondendo l'identità etnica e razziale con la totalità dell'esperienza dell'essere umano, con le miriadi di complessità che ci forgiano continuatamente. La schedatura delle impronte digitali dei ROM, bambini o adulti che siano, ma in quanto tali, è un esempio assurdo di razzismo e discriminazione. Se molti di loro sono di cittadinanza italiana, molti altri lo sono "ufficiosamente" dato il lungo tempo di permanenza nel Paese, che cosa fa allora un vero Italiano (?), dovremmo forse tutti andare a consegnare le nostre impronte (?). Si parla di sicurezza, "l'elettorato, la gente che ci ha votato chiede sicurezza al governo" si sente dire solo questo, ma non si capisce che isolando e discriminando in maniera così aggressiva ed invasiva una classe ed etichettandola come pericolosa, non si fa altro che "ufficializzare" da un punto di vista politico-istituzionale un sentire stereotipato già presente all'interno di molti di noi. Ieri a "Primo Piano", il quotidiano del TG3 in onda in seconda serata, Amos Luzzato, ripercorreva i tempi della sua infanzia quando veniva indicato a dito come giudeo sentendo una comunità d'esperienze con quelle dei ROM di oggi, ("Timbrati come noi, piccoli ebrei") sappiamo tutti come è poi finita la storia della comunità ebraica. Vogliamo che si ripeta lo stesso grado di discriminazione politica e di cittadinanza (?), vogliamo continuare con le classi nelle quali sono inseriti 13 alunni su 15 di origine ROM (?), o vogliamo dare spazio alle persone in quanto tali e punire chi delinque e non chi subisce il peso di un'identità, che spesso noi forzosamente applichiamo, e dalla quale lo stesso si vorrebbe svincolare (?).
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