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venerdì 4 giugno 2010

La Turchia, il Medio Oriente e l'Unione Europea


Sentivo di dover scrivere - anche se le solite quattro cazzate - sul blitz israeliano alla flottiglia di aiuti umanitari partita da Cipro Nord alla volta di Gaza. Pensavo di scrivere il solito pistolotto di condanna nei confronti di uno Stato - Israele - che continua a manifestare impunemente la sua arroganza nei confronti dell'intera comunità internazionale. Condanna anche nei confronti di chi non reagisce a questa arroganza lasciando dichiarazioni desolate sulla perdita di civili - quasi fosse stato un incidente collaterale in un'operazione di guerra.
Ora però vorrei farneticare un po' riguardo alla Turchia. Il mio aio Stefano B. mi faceva riflettere sulle opportunità politiche della Turchia ponendo la questione guardandola in un ottica mediorentale e questo è quello che ho "riflesso". Mi spiego: è della settimana scorsa l'azione diplomatica congiunta di Brasile e Turchia a riguardo della questione iraniana. L'accordo prevedeva l'invio ad Ankara di circa 1.200 tonnellate di uranio "leggermente" arricchito da restituire sotto forma di combustibile nucleare per il reattore a fini medici di Teheran.
Si parla d' Israele e salta fuori l'Iràn. Certo la Turchia - ormai forse un po' lontana dai tempi del suo eroe repubblicano Kemal - favorendo anche indirettamente la flottiglia della pace (basti pensare da dove è partita) organizzata da un movimento come l'ikk così vicino ad Hamas, prende posizione chiaramente nella complessa mensola di spezie che è il medioriente.
Questi sono anni di cambiamento, sentivo oggi alla tv che la turchia si sta islamizzando, ma siamo sicuri che questo sia vero, o almeno vogliamo capire perché succede questo?
La Turchia è un paese enorme, popolato e giovane che ha guardato e in gran parte (forse mi sbaglio) continua a guardare all'Europa come un modello sia da un punto di vista popolare che politico.
Ricordiamo solamente qui dov'erano i missili statunitensi al centro della contrattazione durante la crisi di Cuba oppure da dove sono partiti molti aerei durante le guerre del golfo, senza contare le numerose basi USA e NATO.
Forse per rafforzare la sua immagine di repubblica laica in cui l'Islàm è "solo" la prima religione del paese, la Turchia ha cercato di presentarsi come il primo degli alleati mediorientali dell'Occidente proponendosi come un immaginifico ponte di dialogo. La Turchia però avrebbe voluto anche delle risposte, direbbe il mio arkadash del medio campidano:" nel 2010 nessuno fa niente per niente". Nel senso: la Turchia è stata dichiarata parte dell' Europa dal 1963 con l'Accordo di Ankara e d'allora insegue il vecchio continente tentando di divenire membro dell'allora Comunità vedendosi sorpassare da mezz'europa (si è passati dai 6 del 1963 ai 27 attuali) in gran parte per motivazioni culturali, religiose ed economiche (tonnellate di arance!) a cui poi si è aggiunto il veto cipriota (considerando l'unanimità necessaria ai fini dell'ampliamento).
Per farla breve - in my opinion - la Turchia si sta come girando alle spalle trovandovi un'area del mondo debole e contrastata dal mainstreaming politico mondiale, ma ricca di risorse strategico/economiche di cui potrebbe assumere la leadership. Perché rimanere la cenerentola d'Europa potendo essere la regina del medioriente?
La Turchia ha oggi le carte in regola per assumere questa posizione. È veramente un ponte, ma potrebbe esserlo da Est a Ovest. Sarebbe il caso di valutare seriamente le oppurtunità che l'Europa perde e chi potrebbe ritrovarsi come vicino più che come membro fra cinquant'anni.

domenica 31 gennaio 2010

Partito Delirante


Le cuffie trasmettevano suoni estivi e quasi sentivo la risacca del mare, purtroppo era solo la pioggia all'esterno della pensilina dove aspettavo un autobus in ritardo. Il detto latino dice gutta cavat lapidem e le goccie di pioggia hanno scavato nella mia testa fino a estrarne un pensiero. Di associazione in associazione ho pensato alla politica e alle primarie pugliesi.

Ricomponiamo il discorso.
Weltroni nel 2007 era stato eletto segretario del PD sia come naturale conseguenza della sua figura di creatore del partito stesso sia come portatore di quella corrente di pensiero che immaginava ex ante un partito solido, che raccogliesse diverse voci, ma capace di sconfiggere il centro-destra da solo. Le politiche dell'aprile 2008 e le regionali in Sardegna del febbraio 2009 richiudono i sogni nel cassetto del caro Walter che si vede costretto alle dimissioni.
Dopo qualche giorno sale al soglio piddino il vice Franceschini che ha cercato - non avendo nulla da perdere - di fare la voce grossa (anche se con quel nome e quella faccia non era molto credibile) sia fuori casa: in opposizione al centro-destra, sia dentro: non risparmiandosi aghi al curaro nei confronti di D'Alema, che nel giugno 2008 aveva - intanto - oggettivato la sua corrente nell'associazione ReD.
Senza dilungarci troppo si arriva alle primarie dell'ottobre 2009 e riecco il PD diviso in miriadi di coriandoli e opinioni sostanzialmente riconducibili ai due modi di prepararsi per le prossime regionali e quindi - in futuro - politiche. Nello specifico: seguire il modello weltroniano di cui Franceschini è la diretta espressione e quindi correre da soli o seguire il modello Dalemiano rappresentato da Bersani e quindi cercare alleanze contro Berlusconi.
La storia si sa e oggi c'è il Bersani come sindaco del loft.
Qui nasce la grande ambiguità: infatti, non contenti del già clamoroso spostamento a destra che la creazione del PD aveva portato - ricordiamo che dalle politiche del 2008 a sinistra del PD in parlamento c'è solo l'uscita di sicurezza - le alleanze di cui si discuteva e che così tanto hanno spaccato il partito non si sono dimostrate quelle naturali e affini al PD (leggi i vari partiti di sinistra scomparsi dalla rappresentanza), ma la grande UDC di Casini e compagnia brutta e papista.
In Puglia - e qui spero di chiudere - si era in presenza di un governatore amato e rispettato - almeno dalla sua gente che di sti tempi non è poco - che nonostante fosse il presidente uscente non stava per essere ricandidato per puntare sul più moderato Boccia volto gradito all'Unione di Centro. La Puglia sarebbe dovuta essere una sorta di laboratorio per le future politiche a scapito delle idee, poi palesatesi nel voto delle primarie, di gran parte della gente "di sinistra".
In sostanza prima - durante la campagna alla segreteria - si grida ai quattro venti alle alleanze: facendo pensare a tutti che queste si sarebbero rivolte verso lo sfogo naturale del centro-sinistra, la sinistra. Ora quando la situzione concreta si propone si cerca di piegare su di un partito totalmente distante dalle idee che dovrebbero essere dei democratici, ma che invece - ahinoi - sembrano sempre più simili.

Fortunatamente ora sono a letto e vedo un po' di sole dalla finestra. Speriamo che duri: ho le lenzuola da stendere.

martedì 20 ottobre 2009

la Repubblica come partito


Fortunatamente il mio seguito inesistente mi consente - come sempre - di spararle grosse, senza paura di essere frainteso. I miei post precedenti pur non essendo gran roba mi schierano in maniera più o meno netta, questo potrà essere d'aiuto.
In questo periodo il premier va accusando costantemente uno dei maggiori quotidiani italiani - la Repubblica - definendolo alla stregua di un partito.
Primo non capisco cosa ci possa essere di male, quando non si ha dietro un partito ma si è un partito tout court, per così dire. Secondo io do ragione al premier (si si!).

Max Weber diceva che i partiti si caratterizzano per essere formalmente organizzati, basati su partecipazione volontaria, e orientati ad influenzare il potere. Essi sono 'associazioni fondate su un'adesione (formalmente) libera, costituite al fine di attribuire ai propri capi una posizione di potenza all'interno di un gruppo sociale e ai propri militanti attivi possibilità (ideali o materiali) per il perseguimento di fini oggettivi o per il perseguimento di vantaggi personali, o per tutti e due gli scopi' *

Mi piace pensare che il premier dia queste definizioni leggendo Weber o quanto meno i Fondamenti della Scienza Politica del Cotta & C. quando spara così in alto.Non penso io che Repubblica in se sia un emanazione del PD, fortunatamente non è così. Essa trova continui punti di distacco con il Partito Democratico, ma com'è normale che sia ne trova altrettanti di congruenza.

Facendo un analisi poco formale ed ortodossa (cosa che posso fare qui e non altrove) della definizione appena citata si può dire che Repubblica è:

- formalmente organizzata (statuto, giuramento dei giornalisti di uno statuto morale del giornale)
- basato sulla partecipazione volontaria (nessuno impone a giornalisti e lettori di scrivere/leggere Repubblica)
- sicuramente orientato ad influenzare il potere
- mira ad attribuire posizoni di potenza ai suoi militanti attivi (penso anche agli stessi lettori, percependo Repubblica come qualcosa di unitario)


Repubblica, nasce nel 1976, come espressione di qualcosa di ancora in potenza, una sorta di Partito Democratico ante litteram, basato sui valori riformisti (ma fermi - cit. Stefano B.) di una sinistra che non trovava espressione in parlamento. Questo orientamento ha fatto si che col passare degli anni Repubblica abbia assunto la capacità di formare un punto di opinione autonomo, capace di muovere (nel bene o nel male, io non posso dirlo) molte persone e molti elettori, insomma qualcosa che va al di là della semplice analisi politica.

Continuando a leggere da i Fondamenti della Scienza Politica si ha "è grazie ai partiti che si può aspirare ad un controllo dei governati sui governanti. Da questo punto di vista, i partiti sono strumenti di collegamento tra governo e cittadini. Creando dei canali di comunicazione tra governati e governanti, essi permettono ai primi di controllare i secondi"**.

L'anomalia del sistema politico italiano, basata su un'incapacità congenità di saper raccogliere e canalizzare gli interessi espressi dall'ambiente, per darne risposte coerenti (che in questo momento riguarda forse più la sinistra), è lampante. Questo vuoto si deve auto-riempire, il sistema in qualche modo deve ammortizzare le carenze: ed così che entrano in maniera pesante nel mondo della poltica attiva elementi come sindacati (CGIL), associazioni di categoria (Confindustria, etc.) e anche la stampa (Repubblica, appunto), situazione anomala per un paese come l'Italia in cui la politica non è basata su gruppi d'interesse (lobbies), come ad esempio accade - in maniera più istituzionalizzata - negli USA.
Ritornando alla citazione - quello che voglio dire - è che molti non si riconoscono nel partito e vedono in queste forme alternative di rappresentanza, il solo modo di effettuare un - seppur infinitesimo - controllo sui c.d. governanti.
Io [lettore generico] compro Repubblica, e il mio acquisto è come un voto che io do a chi mi sembra capace di applicare un controllo e di dare un indirizzo (tramite i suoi articoli e petizioni e inchieste e tutti gli strumenti tipici di un giornale) a chi siede in Parlamento. L'autorità di fare questo la do io e gli altri lettori ( che come me non si sentono rappresentati dai partiti istituzionali).

Questo pistolotto assurdo che sto portando avanti mi è stato ispirato dagli interventi di domenica di Ezio Mauro ( a "in mezz'ora" di Rai3) e di Scalfari (nel classico editoriale domenicale) dove - in buona sostanza [citando l'avvocato di Johnny Stecchino :)] - s'invita ad andare a votare alle primarie del PD di domenica 25, anche per votare scheda bianca, come forse faranno anche loro.
Questo fatto, conferma un po' quello che ho detto (forse) ed è comunque indice di due fattori: sicuramente la convinzione di poter avere una grossa influenza sui propri elettori, e in secondo luogo la volontà di esprimere il loro malcontento delle candidature espresse dalla dirigenza del Partito. Emerge qui la funzione rappresentative, interlocutoria del giornale come partito, che non può esserlo in maniera istituzionale e cerca di farlo, suo malgrado, in maniera indiretta.

Concludendo qui, prima che il mio pc si rifiuti di contribuire alla diffusione di cotante minchiate, dico che io non ci trovo niente di male e che in Italia (senza voler dare accezioni negative) sia quasi doveroso.



* Cotta, della Porta, Morlino - Fondamenti della Scienza Politica, Il Mulino, Bologna, 2001, pag.173
** Ibidem, pag.175



Links:
AssoComunicazione (dati relativi alla diffusione della stampa - fonte ADS)
la Repubblica (Wikipedia)


domenica 21 giugno 2009

Musavi e la folla


Sono sempre un po' imbarazzato quando ho la presunzione d'imbarcarmi in questo genere di discorsi, che non dovrebbero attingere alla larga fonte della sbrodolutura personale, ma dovrebbero più assomigliare ad un'analisi. In questo caso di tratta di considerazioni.
Il 12 giugno si sono celebrate le elezioni per la rielezione del premier iraniano. La sfida principale era tra il candidato vicino alle posizioni dei Guardiani della Costituzione, Mahmood Ahmadinejad; e il candidato riformista Mir-Hosein Musavi. Entrambi scelti - insieme agli altri due candidati minori - dallo stesso Consiglio dei Guardiani, il 20 maggio scorso.
Dapprima Musavi aveva annunciato la sua vittoria, viene poi smentito dal premier uscente che poi risulterà il vincitore con più del 60% dei voti. Da qui scontri e manifestazioni - che hanno provocato decine di morti - e che si protraggono sino ad adesso. Questi nella sostanza protestano contro il risultato elettorale: affermando l'esistenza di brogli.
Il discorso che vorrei intraprendere non si basa sulla legittimità - o meno - delle suddette elezioni, ma più che altro sulle responsabilità in cui si sta imbarcando Musavi.
Andiamo per ordine. Il 16 giugno - quattro giorni dopo le elezioni - il presidente Obama indica il re nudo affermando alle agenzie di stampa la grande somiglianza - che effettivamente penso vi sia - tra i due candidati, entrambi graditi al consiglio, entrambi sostenitori della politica nucleare dell'Iràn ed entrambi sostanzialmente devoti alla Repubblica Islamica e al suo ordinamento teocratico. Significativo è anche il fatto che lo stesso Musavi sia stato (dal 1981-'89) Primo Ministro sotto Khomeyni e prima ancora Ministro degli esteri.
Questa ambiguità che abbiamo visto profilarsi è andata tutta via scemando nello spirito generale della protesta. Infatti - a mio parere - nelle folle se da una parte ci sono i veri sostenitori - effettivamente fedeli a Musavi - affianco a loro si trovano difensori della democrazia toto corde.
Adesso poniamo il caso che questo grade casino porti il riformista Musavi al potere, che Khamenei e il suo consiglio - pur di non far perdere legittimità alla Rivoluzione Islamica - cedano e diano il potere a Musavi. Questi come dovrebbe rispondere alla folla? Come spiegare ai democratici, a chi sperava in un'ondata "reazionaria" che sovvertisse il regime degli ayatollah, che in fondo lui non ha nientre contro di loro?
Credo infatti che Musavi stia facendo un errore di calcolo: chiamando - non solo i suoi elettori, ma tutto il popolo - ad una rivolta di massa contro non si sa bene chi, in modo tale da attirare intorno a se il più grande consenso.
Egli però non ha di fronte solo il "suo" popolo, ma anche un'arena internazionale che sempre di più sta isolando Theran e che in questi termini potrebbe vedere in lui (Obama permettendo) la chiave di volta per penetrare il chiuso sistema persiano.
Essendo che io non sono bravo a dare soluzioni, ma soltanto ad abbattere alberi nella foresta, me ne resto col mio dubbio e con la vanità di aver espresso le mie opinioni.


lunedì 16 febbraio 2009

Memoria ad hoc

Eccomi dopo un po' a parlare di politica, forse la lunga diserzione, forse il quadro confusionario del post, faranno si che il tutto risulti un po' boulversé. Il 10 di questo mese si è celebrato il giorno della memoria delle vittime delle foibe, giornata giusta e doverosa, come quella subito precedente del 27 gennaio per le vittime dell'olocausto nazista. Diciamo che per prima cosa è particolare questa vicinanza di date, così uguale nella tragica sostanza umana, così differente sotto la côté politica dell'avvenimento. Il ricordo e la memoria, difatti, come tutte le problematiche in Italia (vedi caso Englaro), subiscono purtroppo, la schiacciante e omnicomprensiva longa manus della politica. La giornata del 10 febbraio sembra ormai impregnata di una sorta di revanscismo da parte di una destra che non sopporta di essere additata come l'unica erede di una storia caratterizzata dall'atrocità dei suoi atti; infatti in questo giorno si vedono tutti questi individui scagliarsi con veemenza contro comunisti di ieri e di oggi, finalmente anche loro eredi di un passato sconveniente, leggi crudele e orrendo. In questo modo, attraverso le strumentalizzazioni di queste giornate, le temporanee incarnazioni del bene mirano ad una sorta di autolegittimazione ex-post del tutto sterile e fuorviante, in cui la memoria viene utilizzata per giustificare il presente. Di questo passo, temo, si andrà in contro alla sciagurata ipotesi che esisteranno - a seconda della parte dalle quali le si guarda - stragi da giustificare e altre da condannare - e quindi ricordare. -
La domanda, in conclusione è, fino a quando la storia sarà letta sotto la lente miope della politica? Fino a quando, avremo una classe politica che per partito preso non festeggia il 25 Aprile, in quanto di sinistra? Non sarebbe meglio utilizzare la memoria come monito, affinché ciò che è accaduto non accada mai più?

venerdì 27 giugno 2008

Le impronte come marchi a fuoco


Le mie ultime speranze di un'Italia segnata da un governo normale, anche se di destra, sono definitivamente cadute. Sta accadendo qualcosa di molto strano, di pericoloso, si sta confondendo l'identità etnica e razziale con la totalità dell'esperienza dell'essere umano, con le miriadi di complessità che ci forgiano continuatamente. La schedatura delle impronte digitali dei ROM, bambini o adulti che siano, ma in quanto tali, è un esempio assurdo di razzismo e discriminazione. Se molti di loro sono di cittadinanza italiana, molti altri lo sono "ufficiosamente" dato il lungo tempo di permanenza nel Paese, che cosa fa allora un vero Italiano (?), dovremmo forse tutti andare a consegnare le nostre impronte (?). Si parla di sicurezza, "l'elettorato, la gente che ci ha votato chiede sicurezza al governo" si sente dire solo questo, ma non si capisce che isolando e discriminando in maniera così aggressiva ed invasiva una classe ed etichettandola come pericolosa, non si fa altro che "ufficializzare" da un punto di vista politico-istituzionale un sentire stereotipato già presente all'interno di molti di noi. Ieri a "Primo Piano", il quotidiano del TG3 in onda in seconda serata, Amos Luzzato, ripercorreva i tempi della sua infanzia quando veniva indicato a dito come giudeo sentendo una comunità d'esperienze con quelle dei ROM di oggi, ("Timbrati come noi, piccoli ebrei") sappiamo tutti come è poi finita la storia della comunità ebraica. Vogliamo che si ripeta lo stesso grado di discriminazione politica e di cittadinanza (?), vogliamo continuare con le classi nelle quali sono inseriti 13 alunni su 15 di origine ROM (?), o vogliamo dare spazio alle persone in quanto tali e punire chi delinque e non chi subisce il peso di un'identità, che spesso noi forzosamente applichiamo, e dalla quale lo stesso si vorrebbe svincolare (?).

mercoledì 11 giugno 2008

L'Irlanda vota

Domani in Irlanda si terrà il referendum per ratificare il Trattato d'Unione firmato a Lisbona dai rappresentanti dei paesi membri (23 giugno 2007). L'isola del quadrifoglio sarà l'unico paese a rimettere la decisione al popolo, si è progressivamente staccato tra due fronti, anche a causa di miti e falsi allarmismi. Contrariamente a ciò, tutti gli altri paesi dell'Unione hanno optato per una ratificazione rapide ed indolore ad opera dei rispettivi parlamenti, memori, forse, dei NO di Francia ed Olanda di tre anni fa alla Costituzione Europea, di cui il trattato è un surrogato più blando. L'Irlanda di oggi si trova quindi ad essere l'unica potenziale spina nel fianco di questo farraginoso processo d'integrazione sociale, ma soprattutto legislativo avviato ormai molto tempo addietro. Io credo che se questo processo debba essere messo in atto, data la sua portata, debba avere il più alto grado di partecipazione dal basso. Infatti, si fa un gran parlare di "CASTA" e di una politica fatta solo d'interessi come pensare di lasciare decidere a loro su qualcosa che può travalicare la nostra Costituzione? Mi sembra chiaro che anche chi sbandiera il suo anti-europeismo, in maniera trasversale nel vecchio continente, approfittano dell'euro-ignoranza sull'argomento, cercando di portare comunque acqua al loro mulino, ma appunto per questo non sarebbe il caso di creare dei gruppi d'interesse per portare il dibattito pubblico sull'Europa e sulle sue istituzioni, con i suoi pregi e difetti, in modo che tutti sappiano cos'è il Trattato e tutti siano in grado di scegliere cosa il meglio per ciascuno.
Purtroppo, come sempre, tutto passerà in sordina nel buio delle camere parlamentari, e altri prenderanno decisioni che rivoluzioneranno la nostra vita e che saranno parte integrante della storia dell'Europa. Concludendo voglio dire che comunque vada a finire il referendum irlandese, solo loro, forse il paese a cui l'Europa ha garantito più di tutti la crescita (attualmente il paese europeo col tasso di crescita maggiore) grazie ai suoi fondi, ha avuto il coraggio di mettere tutto in discussione per affermare il diritto di tutti a partecipare alla vita politica del proprio paese.

Link:

Costituzione Europea
Trattato di Lisbona
Unione Europea (su wikipedia)
Unione Europea (sito ufficiale)

mercoledì 4 giugno 2008

Ricordando Tian'anmen

(4 giugno 1989 - 4 giugno 2008)

Considerando che per Google l'unico evento da ricordare oggi è il primo viaggio in mongolfiera (vedi foto sotto), credo sia doveroso ricordare anche questo avvenimento.


Odori senza - Senso - senza Odori


Oggi mi è capitato di andare in compagnia di mio padre all'Ipercoop, centro commerciale che chi risiede nei dintorni di Ragusa e provincia conoscerà se non altro per sentito dire. Devo dire che non vado molto in questi posti, che da qualche anno stanno riscuotendo un discreto successo di pubblico, anche per i prezzi concorrenziali soprattutto del supermercato rispetto ai rivenditori del centro città (dettaglio evidenziato da mio padre, visto che non faccio mai la spesa qui!). Dicevo che io non vado, ma a dire il vero non ho pregiudizi su questi posti, sembrerebbero una "naturale" conseguenza dei luoghi classici di acquisizione di beni e di socialità, il problema è che tutto sembra imposto tutto forzatamente assieme. Quest'osservazione e quindi questo post nascono entrambi dalla spiacevole sensazione di nausea che provo quando entro proprio dentro questo "Ipermercato" ed aumenta all'avvicinarsi nei pressi delle enormi "distese" di banchi frigo e alimentari. Tutto è li pronto per essere acquistato, pronto e accessibile, ma allo stesso tempo tutto è così confuso, così spiacevole. Infatti (non so come spiegarlo meglio) quando si va in una pasticceria è bello annusare a pieni polmoni il dolce profumo di torte e biscotti, o anche in una salumeria o in una tavola calda prosciutti e salami si mescolano al massimo con l'odore del pane e delle pizzette. Contrariamente in questi giganti della distribuzione il Camembert si unisce al pesce decongelato, la Sacher (mi sia consentito il riferimento dolciario/cinematografico) al tanfo della carne cruda e così via tutto rigorosamente condito dall'odore "impetrolito" della plastica e da quello pungente di oli per macchine e deodoranti (per ascelle sudate). Non so nemmeno perchè scrivo queste cose, non penso che ci sia niente di male, ma tutto sembra uguale dapperttutto, lo stesso odore nauseabondo lo trovavo all'interno del "supermarché" della catena Champion vicino la mia residenza nell'Ile de France, l'ho trovata nei brevi e sporadici viaggi in qualche paese europeo, ovunque identica. Ora chiudo, senza una conclusione, perchè non ce n'è una effettivamente, questo post inutile come il mio senso di nausea... bleahhhh

giovedì 1 maggio 2008

1° Maggio




Oggi è il primo maggio e non posso risparmaire ai miei sparuti lettori (circa 2 - 3), che anzi ringrazio di cuore, un piccolo pistolotto politco che credo sarà non privo di banalità. Banalità perchè penso che purtroppo tutto ciò che di buono si potrebbe dire sul mondo del lavoro è reso banale, in quanto ripetuto a sproposito, da che di lavoro sostanzialmente non vive. Oggi come ogni anno si organizza il grande concerto del 1° Maggio organizzato dai tre grandi sindacati italiani, rinnovando così per l'ennesima volta la loro immagine che si propone giovane e fresca e sempre così vicina ai cari amici lavoratori, in nome dei quali (poveretti loro) loro si beccano l'abbondante pagnotta quotidiana. Fiumi di parole per un continuo nulla di fatto, pretendono, come molti partiti che perfortunaepurtroppo sono scomparsi dall'arco parlamentare, di rappresentare una classe ormai irrapresentabile, divisa trasversalmente tra i settori produttivi e componenti tecniche così eterogenee tra di loro.
Infatti, com'è giusto, tutti sembrano tesi a difendere il terziario, i telefonisti, i call center qualcuno addirittura si pronuncia in parole di morte dando il definitivo de profundis alla classe operaia, ma il problema rimane, la sicurezza manca, la legalità latita dai rapporti di lavoro, i salari incastrati e immobili sotto la scusa di dazi e balzelli che in fin dei conti non fanno altro che giocare la partita dei padroni, voi siete veramente convinti, infatti, che meno tasse per i padroni stiano a significare un salario più alto per i lavoratori??? Penso proprio di no...
Tutti sembrano solo tesi a rilasciare dichiarazioni, tutti parlano di nuovo, tutti sono proiettati verso l'innovazione di regole e trattati, ma cosa c'è di nuovo in tutto ciò??? Non sarebbe meglio vedere di applicare il vecchio caro statuto dei lavoratori ? (contentino padronale degli anni '70, ma meglio di un pugno in faccia...), le norme seppur vacue sulla sicurezza? Non sarebbe meglio allontanarsi dal mondo della politica smettendo di proporsi come specchietto delle allodole per attirare gli elettori che lavorano per vivere, come se poi non vedessimo i baci e gli abbracci tra loro e i falchi di Confindustria.
[Il Governo appena sconfitto è stato battuto anche là, insomma, come fai a far andare d'accordo padroni e lavoratori].
Concludendo, vorrei dire che ormai il mondo del lavoro ha perso la sua dimensione politica, diciamo quella istituzionale, ora non so bene se questo sia un male, infatti anche chi come me non ha vissuto i decenni caldi della storia del nostro paese, sa che comunque molto di quello di cui godiamo ora è frutto di lotte che col Palazzo avevano ben poco che fare, oggi, forse, è caduto lo specchio della democrazia rappresentativa, tra sindacati collusi e partiti interessati al potere, come dire... il lavoro ed i lavoratori sono solo parole per convogliare gruppi d'interesse sotto la propria sfera, tanto è vero che la Lega la votano anche i figli di vecchi tesserati PCI.
In questo primo maggio, io non ho ricette, dico però che come sempre l'unione fa la forza, ed una unione spontanea e non mediata che gridi a voce alta le proprie esigenze direttamente a chi di dovere può creare momenti di dialogo e di coscienza di una comunità di vite che non possono passare inosservate.


LAVORARE TUTTI PER LAVORARE MENO

sabato 26 aprile 2008

il 25 Aprile e il Grillo usurpatore

Ieri era il 25 Aprile, ma ieri non ho postato perchè carente di connessioni Internet, considerato che il mio fornitore ufficiale (leggi Università degli Studi di Catania) era inattivo. Sono sicuro di voler fare un post sulla data di ieri, un po' come Moretti era sicuro di voler fare il film nel film "Aprile", potrei e dovrei far altro ma lo voglio fare.
Il problema che sorge adesso è che non so cosa scrivere,ma cosa di non banale e non scontato? Forse si può cominciare da ieri pomeriggio. Difatti ieri mi sono recato ad una festa molto graziosa in un parco vicino la città di Acireale, dove anche li, sorgeva un banchetto per la raccolta firme di Beppe Grillo. La raccolta mirava di per sè ad obiettivi molto condivisibili, nello specifico:
  • abolizione dei finanziamenti pubblici all'editoria (soprattutto quotidiani)
  • abolizione dell'ordine dei giornalisti
  • abolizione della Legge Gasparri sul sistema radio televisivo
tutto ciò però esula dal significato originale di questa giornata, il V2 Day, sarebbe potuto essere in un giorno qualsiasi dell'anno, il 25 aprile serve per ricordarci che l'Italia ha subito una feroce dittatura autoritaristica e che grazie all'ardire e allo slancio di uomini coraggiosi (e degli alleati, per chi dovesse subito correggere) ha trovato la forza per liberarsene. Il Fascismo è stato il male assoluto e il 25 Aprile è il giorno in cui l'Italia intera si è liberata da questo male, da questo cancro. Ieri era il giorno dei partigiani, dei ricordi, della memoria; il giorno in cui i nonni raccontano ai nipoti cosa è stato veramente quell'inferno, affinchè le generazioni future capiscano cosa è bene e male, e in futuro sappiano bene da che parte stare (sperando non accada mai niente di simile). Il giorno per la libertà dei mezzi d'informazione può essere tutti i giorni, ma non il 25 Aprile, chi raccoglieva ieri le firme, non pensava a quello, pensava a Grillo, pensava a Berlusconi o a chissà cosa...
Se Grillo, ora, dovesse, raggiungere il suo obiettivo, io sarei contento, come ho già detto, mi sembrano punti condivisibili, ma occorre stare attenti, a non confondere e non scavalcare, non vorrei che un giorno, a lungo andare questo diventasse il giorno di Grillo e non dei partigiani morti per la libertà.

venerdì 11 aprile 2008

Test pre-elettorali


Questa è la mia posizone secondo il test del sito voisietequi.it, nonostante io non abbia ancora [sinceramente] deciso cosa farò domenica o lunedì, ho voluto provare... e voi sapete già cosa scriverete? Buon test!!!

venerdì 28 marzo 2008

La politica del "bon ton"


Le elezioni si avvicinano di giorno in giorno, ma nonostante ciò i toni restano stranamente bassi. Stranamente, dico, perché penso che fino all'ultima tornata elettorale, si alzavano le voci, si accusava, s'insultava insomma si era un po' più "caldi" e forse anche più coinvolti. Oggi vedo delle tribune politiche, molto ordinate e composte, con una miriade di "scusi" e "concordo con lei", ma allora mi viene da pensare che cosa parlate a fare!? Occorre anche dire che come al solito, queste tribune non sono proprio un luogo di discussione, ma come diceva stamattina Mussi, ospite su La7 ad Omnibus (lo cito un po' così a malincuore) dei "piccoli comizi", dove ognuno và li con la sua pappardella, e sa che prima o poi pure lui reciterà la sua belle poesiola a memoria di fronte la maestrina (Vespina o Florissina che sia). In un contesto di questo tipo, che motivo si ha d'incazzarsi, l'importante non è mai quello che dice l'altro, tanto si è sicuri di avere già una posizione se non già una risposta "pret-à-porter" per l'occasione, quindi tanto vale passare per i campioni del "Politically Correct", ed è così che naturalmente i più incazzati risultino essere proprio chi non ha niente da perdere, ma anzi tutto da guadagnare dalla figura di "duri e puri" ( da Bertinotti alla Santanchè, ma Santa de chè? lol).
Un' altro aspetto, che devo dire mi fa quasi paura, di questa improvvisa ondata di educazione, che ha infervorato la nostra classe politica, è la sottile volontà di legittimazione politica che vi sta dietro. Purtroppo io sono un "malpensante" ed ho anche buona memoria, mi viene ancora una volta da ricordare le precedenti esperienze di campagna elettorale: proposte assurde, comunisti, insulti questi insomma erano gli elementi comuni, oggi devo sentire addirittura Berlusconi che prepara i suoi elettori ad anni di crisi, che comunque verranno per chiunque governi (s'intende), e Veltroni (finalmente scappato dall'etichetta bolscevica) che, a Taormina, critica i temi delle discussioni attuali, perché si parla troppo di televisione e informazione, elementi troppo cari forse al suo omologo, con cui, infatti, condivide la teoria del voto "utile", che poi mi viene da pensare: ma utile a chi? [a loro dico io, e basta].
Concludendo vorrei dire, che non credendo che di colpo l'Italia sia diventato un paese civile, dove il dibattito democratico abbia preso il posto delle azzuffate mediatiche e pseudopolitiche a cui ci avevano abituati per così tanto tempo, io credo che non ci sia la volontà di cercare lo scontro, i due poli che si vogliono così contrapposti, sono in realtà più simili di quanto vogliano farci credere, e avendone la consapevolezza cercano di legittimarsi a vicenda, cercando di non screditare né i programmi, né le persone con le quali, probabilmente, avranno presto a che fare...
Certo ancora è presto per dare pronostici di future riedizioni della bicamerale, comunque staremo a vedere... Alla prossima!



venerdì 14 marzo 2008

Bertinotti torna di sinistra, o no?

Tra le cose che più mi stanno stupendo di questa campagna elettorale, è proprio l'atteggiamento dell'ormai ex-presidente della Camera Fausto Bertinotti. Entrato nella coalizione, più belligerante che mai con un bel 7% al Senato in occasione delle ultime elezioni, aveva promesso ai suoi elettori l'attuazione di tutti i punti programmatici accordati con la vecchia Unione, ripetendo fino allo spasmo che gli stessi non sarebbero stati oggetto di trattative, bensì vincolo fondamentale per la permanenza nel governo. Il Faustone nazionale non pensava, o forse faceva solo finta, che alla fine lui, ci avrebbe preso la terza carica dello Stato, e che quindi si sarebbe resa necessaria una moderazione, (leggi : asservimento) delle politiche troppo sinistrorse persino per lui.
Di un tratto le missioni all'estero sono diventate di pace, Turigliatto l'unico politico della storia ad aver agito in concomitanza al mandato elettorale (giusto o sbagliato che sia), viene espulso dal partito, e a mano a mano, la forma delle natiche presidenziali, andava assestandosi sullo scranno più alto della nostra camera bassa, mandando a quel paese operai e precari, funzionando da vero e proprio specchietto per le allodole che ancora credevano alla sua indole "rivoluzionaria" (lol)*.
Finiti i giochi, il caro Presidente, si ritrova solo e forse anche male accompagnato, Uòlter lo molla, per correre da solo, si da un occhiatina intorno, e gli unici che restano sono i vecchi "compagni" i "duri" come vogliono che noi li pensiamo, quelli che vogliano passare per tali, per la pace sociale, per far finta che in fondo in fondo qualcuno che difenda i diritti di lavoratori e marginali ci sia ancora, penso io, e fu così che gli venne la pensata della candidatura premier, forse anche sbocco naturale, nell'attuale composizione partitica.
Ed è così che Bertinotti incomincia ad andare a ripetizioni di sinistrese, ed incomincia a parlare di nuovo di operai, precari, felicità, insomma le care vecchie idee di una volta, rispolverate ma sempre di gran moda, anche perché i problemi esistono veramente...
Ieri addirittura era sotto la RAI a denunciare il "duopolio", ma non quello tra la stessa Rai e Mediaset, che divora la nostra TV intera, ma quello fra PD e PdL, che invece divorano tutto il tempo senza lasciarne alcuno per le sue invettive neo-comuniste e per i suoi cari elettori marginali, precari, operai (che tornano misteriosamente ad esistere dopo tanto tempo), diseredati e chi più ne ha più ne metta...
Chissà, il futuro è incerto, magari mi convincerò solo quando lo vedrò in sigaro e portaocchiali assaltare il nostro "Palazzo d'Inverno", ma fino ad allora, dico solo :"mah....."


* chiedo scusa alle "allodole" in buona fede

lunedì 3 marzo 2008

Google festeggia Bell, la blogosfera protesta.


Oggi, il più noto tra i motori di ricerca della rete, nonchè mio "padrone di casa", Google, ha festeggiato il "compleanno" di Alexander Graham Bell (Edimburgo, 3 marzo 1847 – Baddeck, 2 agosto 1922), cambiando il classico logo del sito (vedi foto). Il gigante di Internet sembra così prendere parte ad una antica disputa sull'attribuzione del titolo di "inventore del telefono", pendendo, così, decisamente a favore del ricercatore scozzese.
Proteste si sono verificate, a causa di ciò, in tutta la blogosfera, targata sia ".it" che ".com". Il popolo di internet, infatti, ricorda come, una sentenza del congresso USA - del 2002 - attribuisce i meriti, per l'invenzione dell'antenato del nostro cellulare, al genio del nostro Antonio Meucci; spiegando come la mancanza di denaro, per pagare un brevetto definitivo (del costo di circa 200 $) e non annuale (10$), rese possibile l'acquisto dello stesso, da parte di Bell, nel 1871.
Speriamo che Google, riservi lo stesso trattamento per l'inventore italiano, di cui quest'anno, tra l'altro, ricorre il bicentenario (Firenze, 13 aprile 1808 – Staten Island, 18 ottobre 1889).


fonti:
it.wikipedia.org
www.ilgiornale.it

mercoledì 27 febbraio 2008

Smentita autorizzazione al via libera sulla RU486

Era di ieri mattina la notizia, riportata dalle principali testate giornalistiche italiane, del primo via libera dell'AIFA (Agenzia Italiana del FArmaco) alla commercializzazione della pillola abortiva RU486,esclusivamente all'interno dell'ambito ospedaliero (e dunque classificato in fascia H) e nel quadro della legge 194. Puntuale arriva la smentita di un membro del CDA della stessa AIFA tale Romano Colozzi (FI), che precisa :<<sul piano della sostanza penso sia utile precisare che la competenza per l'autorizzazione all'immissione in commercio della RU486, con buona pace di tutti, non e' ne del Ministro della salute, ne del Consiglio superiore di sanita', ne' della Commissione Tecnico Scientifica ne', tanto meno del dott. Viale*, ma semplicemente del consiglio di amministrazione dell'AIFA il quale non e' mai stato ancora coinvolto su questo provvedimento e nel momento in cui questo avverra' esso assumera' le determinazioni che piu' riterra' opportune>> e conclude affermando che :<< e' evidente che vi sia stata una sorta di comunicazione fantasma da parte di qualcuno sicuramente non autorizzato. L'attivita' della Commissione tecnico scientifica dell'Aifa non puo' ne deve avere rilevanza esterna dal momento che essa rappresenta una struttura collaborativa di cui si avvale il Consiglio di amministrazione dell'Aifa con funzioni di mera consulenza interna>> sottointendendo la volontà di qualcuno di cercare una sorta di accelerazione mediatica alla comercializzazione del farmaco.
Il farmaco, commercializzato in tutta Europa (tranne Irlanda, Portogallo ed in parte Italia**), venne sviluppato negli anni '80, in Francia (dove è in commercio dal 1988), da Etienne-Emile Baulieu per conto dei laboratori Roussel-Uclaf, e si presentò come un'alternativa possibile all'aborto per aspirazione - unico metodo fino ad allora conosciuto.
Il principio attivo della pillola è il mifepristone, esso agisce inibendo l'azione del progesterone (dal latino "pro": che favorisce e "gestare":gravidanza, l'ormone che favorisce il buon andamento della gravidanza) sui ricettori bloccando lo sviluppo dell'embrione e causando il distacco e l'eliminazione della mucosa uterina. Affinché il trattamento vada a buon fine è necessaria (normalmente 2 giorni dopo) la somministrazione di una prostaglandina che provoca le contrazioni dell'utero e l'espulsione definitiva dell'embrione dallo stesso, entro mezza giornata.
Ora, nonostante qualcuno mi abbia accusato di conservatorismo, dopo il post su Ferrara e sull'aborto, io penso ancora una volta che il nostro Paese si ritrovi in posizione di grande arretratezza culturale rispetto al resto d'Europa, dove come già detto la pillola viene commercializzata già da diverso tempo e dove risulta essere una valida alternativa all'aborto tradizionale (Francia 30% del totale).
Io vedo molto bene l'introduzione di un farmaco del genere, in quanto lo stesso può essere utilizzato già dalle prime settimane, non è assolutamente invasivo e quindi causa meno rischi al corpo della donna (ed ha anche meno impatto da un punto di vista psicologico) determinando un maggior rispetto per l'integrità sia fisica che morale della donna. L'unica condizione a mio parere indispensabile sarebbe che la commercializzazione dello stesso non avvenisse liberamente nelle farmacie, bensì all'interno delle strutture ospedaliere, cercando così di evitare e contrastare l'abuso e la clandestinità dell'utilizzo della RU486 stessa.
Concludo con l'augurio e la speranza che le forze clericali, e non, che si oppongono trasversalmente e in tutti gli ingranaggi di potere,si facciano un esame di coscienza e prendano atto del miglioramento sostanziale nella pratica abortiva, che l'introduzione di un farmaco del genere può apportare.

* Il medico torinese che dal 2001 si batte per la commercializzazione della RU486

**In Italia è cominciata la sperimentazione dal 2005 in Piemonte, Liguria e Toscana e dal 2006 in Puglia (in accordo alla 194)

fonti:
it.wikipedia.org
www.agi.it

lunedì 18 febbraio 2008

La sorpresa Ferrara

Dopo lo scioglimento delle Camere e tutto il rituale tatrino degli schieramenti, esce dalla coulisse del suo programma televiso Giuliano Ferrara, con una lista del tutto particolare basata essenzialmente su due fattori: la sua persona (che già mi sarebbe sembrato abbastanza lol) e su di una moratoria per l'aborto da portare all'ONU.
Tutto incomincia quando a fine dicembre lo stesso ONU, ratifica, sotto la spinta non indifferente dell' Italia (Emma Bonino e radicali in prima fila), una moratoria per la pena di morte, Ferrara allora dalle pagine del suo "Foglio" lancia la sua personale moratoria contro quella che lui chiama una pena di morte "legale" e cioè l'aborto. Certo tutto risulta ambiguo e di non facile comprensione, soprattutto vedendo il difficile distacco dell'ala cattolica dal listone PdL, e notando il vuoto diciamo così morale e papalino che si è venuto a creare all' interno della destra (e non più centro-destra).
Infatti questa lista, del "cristianista" Ferrara, darà non pochi problemi a tutta quell'ala cattolico/centrista che si snoda trasversalmente all'interno delle nostre camere, facendo convergere su di se i voti di chi praticamente vorrebbe votare Berlusconi, ma non vorrebbe diciamo smentire la propria fama di buon cattolico o d'intellettuale indipendente (lol) e che ammonterebbe a detta di Ferrara (intervista su Rai3 a "In Mezz'Ora" da Lucia Annunziata - quella dei "baletti" che la Guzzanti non vide-) ad un 6/7 % (sic!) totale.
Ferrara si appoggia ad un argomento di facile presa, una di quelle cose per tutte le stagioni, capace però di spaccare e unire come altri pochi argomenti.
Io personalmente, e sinceramente, condivido l'idea di facciata dell'idea nata dal Platinette barbuto (come dice Travaglio), io non credo o almeno non mi faccio più detrminate domande, ma io penso esattamente che un embrione è vita, in quanto se lo stesso non viene toccato diviene un essere umano come me e voi che leggete, che l'aborto è un omicidio legale.
D'altronde io sono un uomo, e non mi sono mai trovato nella posizione di dover fare una scelta, e penso anche che la legge 194 sia una conquista che libera le donne dal ricorso a metodi illegali, clandestini e pericolosi, ma penso anche che la stessa sia abusata.
Adesso io non vorrei apparire bigotto, ma in una relazione, anche utilizzando le dovute precauzioni, bisogna tenere in considerazione la possibilità di un "terzo" e non bisogna abusare di una legge che dovrebbe concedere e non incentivare l'interruzione di gravidanza.
Con questo non voglio fare dichiarazioni di voto verso Ferrara, ma cercare di pensare su qualcosa che sembra essere diventata troppo scontata, e che non dovrebbe esserlo...
Alla Prossima!!!!!!

mercoledì 6 febbraio 2008

Per uno scranno in più!

Cosa è successo? Perchè si è dovuti arrivare allo scioglimento delle camere? La politica di questi ultimi tempi è davvero ridicola. Inizialmente tutti d'accordo per modificare questa legge elettorale per la quale si sprecavano dispregiativi e insulti, Veltroni addirittura dissotterra Berlusconi dal cimitero mediatico e politico dove lo si era finalmente sepolto, per coinvolgerlo nella discussione sulla nuova legge elettorale che si sarebbe dovuta approvare. Ora invece di un tratto tutto il centro-destra è stato compatto nella richiesta delle elezioni anticipate, ed anche Don Casini, inizialmente favorevole ad un governo tecnico per le riforme, è stato richiamato all'ordine, dalla Curia delle Libertà, affinchè nessuna voce sia fuori dal coro. Io penso che alla fine questa legge faccia comodo un po' a tutti, in quanto gli consente di prolungare la dittatura dei partiti nella nostra vita politica e quindi pubblica e sociale, nell'immensa lottizzazione di poltrone e scranni che la contraddistinguono. D'altro canto è anche vero che in Italia forse era l'ultima possibilità, l'unica via possibile, magari in un altro paese si sarebbe avuto (come sarebbe piaciuto a me) un governo bipartisan che avrebbe portato avanti delle riforme di civiltà indispensabili, ma non so perchè qui sà troppo di armistizio, di, per dirla alla Travaglio "Inciucio"...
Dietro tutta questa storia c'è però una cosa che fa davvero ridere, ebbene si, perchè alla fine il governo è caduto a destra, proprio da chi all'inizio era garanzia degli accordi, da chi all'inizio accusava, da chi era venuto a "sinistra" perchè, già perchè? Evidentemente il potere è pur sempre il potere. Il caro Mastellone, aldilà di tutto, ha fatto fare proprio delle belle figure a tutta l'Italia, il ministro della giustizia, indagato, che da addosso ai giudici accusandoli di persecuzioni, li fa trasferire, deferire ed indagare quando diventano scomodi (De Magistris e Forleo) e riceve pergiunta l'appoggio del parlamento, beh stiamo veramente scavando il fondo, e siccome mi sto deprimendo troppo smetto di scrivere... alla prossima.

domenica 20 gennaio 2008

domenica 2 dicembre 2007

L'ETA torna a colpire

Dopo praticamente tre anni di "silenzio", se si considerano fortuite le vittime del dicembre scorso all'areoporto di Madrid,ieri (1-dic-2007) l'Eta (acronimo in basco di Paese basco e libertà) è tornata a uccidere, sfidando il governo Zapatero e allo stesso tempo quello francese del neoeletto Sarkozy. Infatti ieri a Capbreton (Francia Sud-Occidentale - 50 Km dal confine spagnolo), in base alle prime ricostruzioni, due uomini hanno aperto il fuoco difronte un caffè, uccidendo un giovane agente della Guardia Civil e ferendone gravemente un altro, entrambi in Francia proprio per indagare sul movimento separatista. Questa è una duplice sfida, come dicevo, anche nei confronti della Francia e del suo presidente Sarkozy, che da sempre, prima come Ministero dell'Interno e ora come Presidente della Repubblica ha stretto alleanze di "ferro" con Madrid per ciò che concerne la lotta al terrorismo basco.
E' da stabilire, adesso, se la sparatoria sia stata programmata o dovuta all'incontro fortutito degli esponenti dell'Eta con gli agenti, a stare a sentire le dichiarazioni del Ministro dell'Interno francese Michelle Alliot-Marie il tutto sarebbe da ricondursi a quest'ultima ipotesi (caso fortuito), anche se c'è da dire che si potrebbe considerare quasi come la risposta agli arresti del giorno prima nei confronti di decine di indipendentisti, con i quali il governo spagnolo mira a sgretolare la base civile e popolare dell'Eta, con richieste di pena che raggiungono i 18 anni di reclusione, e in risposta anche agli arresti dell'intera direzione del Partito Batasuna, considerato il versante politico-istituzionale del movimento separatista, dell'ottobre scorso.
Infine c'è da dire che questo attentato segna anche un cambio di rotta nel modus operandi dell'organizzazione, in quanto per la prima volta, si è passati da attentati dimitardi ad obiettivi mirati ed in particolar modo verso le forze dell'ordine. Salto di qualità che impensierisce parecchio il governo centrale ma anche le forze di governo regionali basche come si può intuire dalle parole di uno dei suoi membri Joseba Azkarraga :"Questo attentato è un salto qualitativo su cui dobbiamo meditare".